L'Europa salva i dati di ricerca dagli Stati Uniti, perché la NOAA non li custodisce più
Dopo i licenziamenti nell'agenzia americana per oceani e atmosfera, gli istituti europei rilevano copie di archivi decisivi. Un sondaggio del 2025 ha mostrato che il 69 per cento degli utenti tedeschi ha dubbi verso il cloud statunitense.

I dati scientifici si sono rivelati politici quanto i cavi sottomarini. Il portale t3n.de racconta come le istituzioni europee provino a «salvare il salvabile» dagli archivi che finora erano al sicuro solo perché si trovavano su server negli Stati Uniti.
L'esempio è la NOAA, l'agenzia americana per gli oceani e l'atmosfera. Ha più di 10 mila dipendenti, 17 navi, 3 satelliti meteorologici e decine di laboratori e centri di ricerca. Il suo predecessore più antico è quasi vecchio quanto gli stessi Stati Uniti. Poche istituzioni hanno raccolto serie così complete di dati su meteo, clima, atmosfera e oceani. All'inizio del 2025 sono stati licenziati circa un decimo dell'organico. Secondo t3n, che cita le voci dei ricercatori, questo colpisce il nucleo scientifico dell'agenzia.
Le conseguenze vanno ben oltre gli USA. «Ci servono dati a lungo termine per sapere se un'ondata di calore è stata provocata da un capriccio del tempo o dal cambiamento climatico. E la NOAA ha molti dati di questo tipo», dice Frank Oliver Glöckner, professore di scienza dei dati sul sistema Terra all'Università di Brema.
Da dove nasce la trappola
Che una parte così ampia degli archivi si trovi negli USA non è un caso. «Da decenni abbiamo una vasta collaborazione di ricerca con gli Stati Uniti. Spesso i dati venivano conservati lì perché era la soluzione più semplice: lì c'erano gli hyperscaler. Nessuno però ha considerato la dimensione geopolitica», spiega Dennis-Kenji Kipker, direttore di ricerca e fondatore del Cyberintelligence Institute di Francoforte. Vale non solo per il clima, ma anche per la medicina e le scienze sociali.
Per gli istituti europei questo significa oggi un lavoro di ricostruzione: copiare e ricreare archivi che restano formalmente di proprietà delle agenzie americane, dentro repository europei. Non è una questione di sentimento, ma di continuità delle misurazioni. Una serie climatica interrotta non si può completare a posteriori, perché mancano i rilevamenti degli anni in cui nessuno li ha eseguiti.
Sfiducia senza cambiare abitudini
Le dichiarazioni sulla necessità di sovranità si scontrano con le abitudini. Come ricorda t3n in una guida ai servizi europei di archiviazione dati, un'indagine commissionata nel 2025 da GMX e Web.de ha rilevato che il 69 per cento degli internauti tedeschi ha almeno in parte timori verso i dischi americani nel cloud. Eppure continua a usarli. Questa tensione tra dichiarazione e pratica è lo sfondo di tutto il dibattito sull'infrastruttura europea.
Vale la pena guardare la questione con freddezza. Spostare i dati in Europa non risolve il problema di per sé: bisogna anche mantenere l'infrastruttura, finanziare l'archiviazione e fare in modo che gli archivi siano davvero accessibili, non solo depositati. Ma nel caso dei dati di misurazione, che non si possono generare di nuovo, è l'assicurazione più economica che si possa stipulare oggi.
Fonti
2- 01t3n / MIT Technology Review: Europa springt ein, um US-Daten für die Forschung zu sichernDE
- 02t3n: Alternativen zu Google Drive, iCloud & Co.DE
Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.
I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.
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