Mappare le reti di disinformazione: una nuova guida descrive un metodo in quattro fasi mentre si accumulano i casi di rivolta
Una nuova guida per operatori espone un metodo in quattro fasi per mappare le reti di disinformazione coordinate. Chi indaga, sostiene, dovrebbe spostare l'attenzione dai singoli post falsi all'infrastruttura che vi sta dietro.

La guida è pubblicata dal progetto Exposing the Invisible. Descrive la disinformazione come un fenomeno sempre più organizzato in "infrastrutture di rete", costruite per manipolare e ingannare in modo coordinato. Il testo accompagna i lettori attraverso una metodologia in quattro fasi per scoprire, mappare e seguire queste reti in lingue e contesti diversi.
Il suo argomento centrale è la distinzione tra fact-checking e indagine sulle reti. Il fact-checking verifica un singolo elemento: una foto, un video, una notizia. Il monitoraggio delle reti guarda invece a ciò che circonda quell'elemento, cioè i siti, gli account e il percorso di amplificazione. La guida la definisce una transizione dal testo al contesto. Richiede più tempo, ma è più efficace nell'individuare attori al di là di chi ha scritto un singolo post.
Le quattro fasi, e perché si ripetono
La guida presenta le quattro fasi in ordine consecutivo per facilitarne la lettura, poi avverte che le indagini reali sono ricorsive. "Molte fasi saranno ricorsive e sarà quindi necessario passare da una fase all'altra in modo non sequenziale", si legge. Ogni fase contiene tre sottosezioni, contrassegnate nella guida da barre di colore diverso.
Segnala anche un problema di terminologia che confonde i lettori occasionali. Non tutti coloro che vengono coinvolti in una campagna di disinformazione sanno di farne parte. Quando i partecipanti non ne sono consapevoli, la guida afferma che gli esperti usano il termine misinformation anziché disinformation. Sbagliare questa distinzione in pubblico può far etichettare utenti comuni come agenti operativi.
La guida attinge a una definizione del Media Manipulation Casebook dello Shorenstein Center on Media, Politics and Public Policy. Il Center descrive la manipolazione mediatica come un processo in cui gli attori usano "condizioni o caratteristiche specifiche all'interno di un ecosistema informativo" per generare attenzione e influenzare il discorso pubblico con mezzi ingannevoli, creativi o scorretti. La guida osserva che l'Unione europea ha introdotto l'acronimo FIMI, per manipolazioni e interferenze dell'informazione straniera, e lo definisce strategico, coordinato e intenzionale.
Adolescenti macedoni, siti italiani, notizie generate dall'AI
Non ogni rete ha un promotore politico. La guida indica motivi economici, tra cui la monetizzazione tramite pubblicità, e cita la rete di siti gestita durante le elezioni americane del 2016 da un gruppo di adolescenti di una piccola città della Macedonia. Fa riferimento anche a un caso su cui l'autore ha lavorato in Italia, che ha portato alla scoperta di una rete di siti in una piccolissima città del sud Italia.
Altri esempi elencati includono il lavoro di Buzzfeed News su come una delle più grandi reti di media alternativi italiani diffondesse disinformazione anti-immigrati su Facebook, e il lavoro del Poynter Institute su un sito che si spacciava per un'agenzia di fact-checking per pubblicare notizie false in Brasile. Sull'AI generativa, la guida cita una rete di 125 siti di notizie inaffidabili generati dall'AI, portata alla luce da NewsGuard. Menziona anche le operazioni russe delle "fabbriche di troll" e quelle che definisce reti di disinformazione filo-cinesi o filo-indiane ben note.
La guida cita Whitney Phillips e Ryan M. Milner da "You Are Here: A Field Guide for Navigating Polarized Speech, Conspiracy Theories, and Our Polluted Media Landscape". I due scrivono che "l'informazione inquinata non appare mai dal nulla" e che i ricercatori dovrebbero triangolare ciò che trovano. Il passaggio citato indica tre possibili radici di tale inquinamento: economica, interpersonale e ideologica.
"Il primo compito è triangolare i nostri rispettivi adesivi 'you are here' sulla mappa della rete (…) Guardare in basso verso le radici sotto i nostri piedi ci aiuta a rintracciare da dove proviene l'informazione inquinata e come è arrivata lì."
Perché la visione di rete conta
Il caso pratico a favore dell'analisi a livello di rete è visibile nelle conseguenze di incidenti specifici. Dopo che tre ragazze sono state uccise nella città britannica di Southport nel luglio 2024, false affermazioni sul nome, la religione e lo status migratorio dell'aggressore si sono diffuse nel giro di poche ore, secondo CNBC. Hannah Rose, analista di odio ed estremismo presso l'Institute for Strategic Dialogue, ha detto a CNBC che un post su X indicava falsamente l'autore come "Ali al-Shakati" e che entro le 15 del giorno successivo il nome falso aveva oltre 30.000 menzioni solo su X.
La polizia ha smentito le affermazioni il giorno dopo la loro comparsa, dicendo che il sospetto era nato in Gran Bretagna, ma CNBC ha riferito che la narrazione aveva già preso piede. Gruppi di estrema destra hanno organizzato proteste anti-migranti e anti-islamiche, degenerate in giorni di rivolte con attacchi a moschee, centri per l'immigrazione e hotel che ospitavano richiedenti asilo. Rose ha detto che quando gli utenti cercavano "Southport" su TikTok, il nome falso dell'aggressore veniva promosso dalla piattaforma stessa nella sezione "Others Searched For", anche otto ore dopo che la polizia aveva confermato che era errato.
Joe Ondrak, research and tech lead per il Regno Unito presso Logically, ha detto a CNBC che tali false affermazioni servono a razionalizzare pregiudizi e preconcetti preesistenti prima che emergano i fatti accertati. Telegram ha negato a CNBC di contribuire alla diffusione della disinformazione, affermando che i suoi moderatori monitoravano la situazione e rimuovevano canali e post che invitavano alla violenza.
Altre operazioni documentate sono più grandi e più persistenti. Una revisione della CNN di documenti giudiziari e comunicazioni pubbliche delle aziende di social media ha rilevato che il governo cinese ha costruito quella che ha descritto come la più grande operazione di disinformazione online conosciuta al mondo, e la usa per molestare residenti, politici e imprese statunitensi. CNN ha riferito che Meta ha detto di aver rimosso un cluster di quasi 8.000 account attribuiti al gruppo solo nel secondo trimestre del 2023, che Google ha detto a CNN di aver chiuso più di 100.000 account associati negli ultimi anni e che X ha bloccato centinaia di migliaia di account cinesi sostenuti o legati allo Stato.
Il Dipartimento di Stato americano ha detto a CNN che queste tattiche fanno parte di uno sforzo più ampio da miliardi di dollari per plasmare l'ambiente informativo mondiale e mettere a tacere i critici di Pechino. La rete è nota come "Spamouflage" o "Dragonbridge".
Le ondate regionali seguono lo stesso schema. Balkan Insight ha riferito che nell'ottobre 2023, durante il conflitto Israele-Hamas, false affermazioni si sono diffuse nei Balcani. Tra queste c'era l'asserzione infondata che Israele avesse deliberatamente bombardato la Chiesa ortodossa di San Porfirio a Gaza, poi smentita da fact-checker tra cui AP e AFP. In Kosovo, il 20 ottobre è circolata un'immagine manipolata che suggeriva che i tifosi dell'Atletico Madrid avessero esposto una bandiera palestinese; un esame più attento ha mostrato che era stata fabbricata digitalmente con tecnologia AI, secondo Balkan Insight.
Il caso conclusivo della guida è più semplice. Uno studio di studiosi dell'educazione della UC Riverside e della USC, pubblicato sulla rivista New Media & Society, ha rilevato che gli adolescenti neri e latini riportavano significativamente più competenze di alfabetizzazione digitale, come individuare la disinformazione online, rispetto ai loro coetanei bianchi, in particolare su contenuti relativi a razza ed etnia. Avriel Epps, professoressa assistente presso la School of Education della UC Riverside e prima autrice, ha detto che le competenze erano sviluppate in molti casi dall'esperienza vissuta nel navigare il razzismo online, non dall'insegnamento scolastico.
Quel risultato contrasta con uno studio del 2021 dello Stanford History Education Group, ora Digital Inquiry Group, in cui gli studenti neri ottenevano punteggi significativamente inferiori rispetto ad altri gruppi razziali ed etnici nell'analisi di media digitali reali. Lo studio della UCR osserva che la ricerca precedente non esaminava le reazioni legate a razza o razzismo.
Fonti
5- 01How to Track Online Disinformation Networks - Exposing the InvisibleEN
- 02Online disinformation sparked a wave of far-right violence in the UKEN
- 03China is using the world's largest online disinformation operation to harass AmericansEN
- 04Online Disinformation Surges in Balkans Amid Israel-Hamas ConflictEN
- 05Black and Latino teens show strong digital literacyEN
Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.
I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.
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