La soglia della regolamentazione dell'AI deve spostarsi. Il mercato da solo non aggiusterà il sistema
Bill Gates chiede di regolamentare per legge lo sviluppo dell'AI, mentre l'economista cinese Liu Yuanchun sostiene che la soglia degli interventi va spostata molto prima, prima che la tecnologia sfugga di mano.

Tesi: due poli regolatori, Washington e Pechino, questa settimana dicono la stessa cosa, anche se per ragioni diverse: l'autoregolamentazione del settore non basta. La differenza sta in quando entra lo Stato, non se entra.
Bill Gates, in un'intervista alla NBC News, ha chiesto al Congresso americano di regolamentare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. "Nessuno ritiene che l'autoregolamentazione del settore basti", ha detto, interrogato direttamente se Washington debba intervenire. La sua risposta è stata netta: sì, e i requisiti devono essere obbligatori. Ha ammesso che questo impone al settore un certo peso, ma a suo giudizio non ne rallenterà in modo significativo il lavoro. Gates non ha negato il rischio che l'AI possa minacciare l'uomo nel giro di pochi anni. Ha aggiunto un secondo punto: cattive intenzioni unite ai più recenti strumenti di AI possono oggi causare danni su scala di massa.
A qualche migliaio di chilometri di distanza, a Shanghai, l'economista Liu Yuanchun, rettore della Shanghai University of Finance and Economics, ha avanzato una tesi che suona come un completamento delle parole di Gates, non come il loro contrario. A suo avviso l'AI non è un normale cambiamento tecnologico, ma una "supertecnologia". Il suo impatto sulla crescita economica, sul tempo e sul modo di operare va oltre l'attuale nozione di tecnica. Di conseguenza la soglia della regolamentazione deve essere spostata molto prima: lo Stato deve pianificare in anticipo, invece di reagire agli effetti.
Interessante è su cosa argomenta Liu. Richiama una lettera aperta del 13 luglio 2026, firmata da quasi 200 ricercatori e imprenditori, tra cui 16 premi Nobel. Conteneva tre punti principali: che questa AI è diversa dalle tecnologie precedenti, che i suoi effetti superano l'immaginazione e che i governi devono costruire meccanismi di vigilanza e di protezione. Liu indica inoltre che gli economisti scettici verso l'AI fino a poco tempo fa, come Acemoglu, hanno cambiato idea e oggi studiano il suo impatto sulla struttura dell'occupazione e sulla disuguaglianza dei redditi. La conclusione di Liu è netta: bisogna congedare la fiducia che l'"ordine spontaneo" si sistemi da solo in modo indolore.
Alla stessa conclusione porta una terza dichiarazione di questa settimana, anche se da un luogo del tutto diverso. Jensen Huang di Nvidia ha affermato che se i laboratori di frontiera non riescono a controllare la sicurezza dei loro sistemi, "dobbiamo chiuderli". Ha indicato che gli esperimenti di AI in cui agenti in fuga commettono violazioni generano una responsabilità civile e penale che i laboratori si assumono. Curioso che lo dica un'azienda che vende acceleratori, cioè un soggetto che trae il massimo vantaggio dallo sviluppo rapido dell'AI. Persino lei riconosce che il limite è il controllo, non il ritmo.
L'accostamento delle tre voci è impressionante. Washington dovrebbe approvare una legge, Pechino dovrebbe spostare la soglia, e il maggiore produttore di hardware ammette la possibilità di spegnere i laboratori. I mercati non amano questa ambiguità, ma la politica non può più fingere di non sentirla. Oggi non conta se regolamentare, ma da quando: e ogni mese di ritardo aumenta il costo di riparare un sistema che nessuno controlla per intero. Il tempo in cui bastava una dichiarazione volontaria del produttore è finito nel momento in cui i modelli hanno iniziato ad agire da soli.
Fonti
3Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.
I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.
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