ByteDance compra terreni per l'AI a Pechino. Quest'anno già 8,7 miliardi di yuan
ByteDance ha comprato un lotto nel Parco Olimpico meridionale di Pechino al prezzo base di 2,61 miliardi di yuan. È il terzo lotto della società a Pechino quest'anno: in tutto ha speso più di 8,7 miliardi di yuan.

Le aziende tecnologiche cinesi comprano spazio con la stessa intensità con cui investono in capacità di calcolo. Secondo Jiemian, il 21 settembre il lotto OS-15 nel Parco Olimpico meridionale, distretto di Chaoyang, è passato a Beijing Yunrui Changshi Technology, il veicolo di investimento di ByteDance costituito il 10 giugno 2026 con un capitale sociale di 1,6 miliardi di yuan. La transazione è avvenuta al prezzo base di 2,61 miliardi di yuan.
I parametri del lotto sono concreti quanto il prezzo: 22 361,1 m² di superficie e una superficie edificabile ammessa fino a 91 700 m². Il terreno è destinato a edificazione commerciale e finanziaria.
È il terzo acquisto di terreni di ByteDance a Pechino quest'anno. A febbraio la controllata Beijing Yunyue Changshi Technology ha rilevato al prezzo base di 2,8 miliardi di yuan due lotti nel distretto di Haidian, HD00-1603-01 e HD00-1603-03A, per una superficie complessiva di 39 522,111 m² e un'edificazione prevista di circa 96 811,5 m². Gli edifici dovranno essere mantenuti in proprio per 20 anni. I lavori partiranno entro 12 mesi dalla firma del contratto e si concluderanno entro tre anni; i diritti di uso del suolo sono di 40 anni per scopi commerciali e 50 per uffici. In totale gli acquisti di quest'anno a Pechino hanno superato 8,7 miliardi di yuan.
Questi investimenti hanno un secondo lato, che la stampa cinese descrive in parallelo: quello regolatorio. A un forum dedicato al rapporto tra tecnologia e discipline umanistiche, seguito dall'agenzia Yicai, il rettore dell'Università di Finanza ed Economia di Shanghai Liu Yuanchun ha sostenuto che l'AI non è un normale cambiamento tecnologico, ma una «supertecnologia». Il suo impatto sulla crescita economica ha una forza, un orizzonte temporale e un meccanismo diversi dalle precedenti rivoluzioni industriali.
L'economista ha indicato tre livelli del problema: i limiti della soggettività umana, il rapporto tra efficienza e giustizia e il ritmo della regolazione. Ha ricordato la lettera aperta del 13 luglio, firmata da quasi 200 ricercatori e imprenditori, tra cui 16 premi Nobel. Il testo parlava della scala dei cambiamenti e invitava i governi a costruire meccanismi di vigilanza. Liu ha citato anche i lavori dell'economista Daren Acemoglu sull'impatto dell'AI sulla struttura dell'occupazione e sulle disuguaglianze. La conclusione era netta: se la regolazione deve funzionare, la sua soglia va spostata molto prima.
Le decisioni di acquisto sono parte di un dibattito più ampio sui limiti di questa tecnologia. Alla fine di settembre, a un forum a Shanghai, Liu Yuanchun ha sostenuto che l'intelligenza artificiale non è un normale cambiamento tecnologico, ma una supertecnologia che traccia un percorso di crescita del tutto diverso dalle precedenti rivoluzioni industriali. Secondo lui lo si vede già nelle strutture accademiche, dove le discipline umanistiche perdono peso e studenti.
L'economista ha ricordato la lettera aperta del 13 luglio, firmata da circa duecento ricercatori e imprenditori, tra cui sedici premi Nobel. I firmatari concordavano su tre cose: che questa tecnologia è diversa dalle precedenti, che la scala del suo impatto supera l'immaginazione e che gli Stati devono costruire in anticipo regole e una rete di sicurezza sociale. Liu ha citato anche le ricerche di Daren Acemoglu sull'impatto dell'AI su occupazione e polarizzazione patrimoniale, oltre agli avvertimenti formulati nel dibattito americano in occasione delle generazioni successive di modelli. La conclusione era una sola: la porta regolatoria va spostata molto più avanti, prima che la tecnologia sfugga al controllo.
Fonti
2Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.
I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.
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