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La Polonia ha lo 0,8 per cento di posti vacanti. Non è l'AI a togliere il lavoro, sono le imprese che non cercano

Il tasso di posti vacanti in Polonia è sceso allo 0,8 per cento, mentre nell'Unione europea è al 2 per cento. La Banca Mondiale parla di una crescita del PIL del 12 per cento grazie all'AI, ma il problema di oggi è la debole domanda di lavoro.

OpinioniAnalisiDavide LombardiPubblicato: 26 settembre 20266 min di letturaFonti 3
La Polonia ha lo 0,8 per cento di posti vacanti. Non è l'AI a togliere il lavoro, sono le imprese che non cercano

Tesi: il dibattito su quanti posti di lavoro porterà via l'AI copre un segnale più debole e più urgente: le imprese polacche non assumono. Un tasso di posti vacanti basso è un problema di domanda, non solo di automazione, e la politica dovrebbe affrontarlo come tale.

I dati Eurostat citati da "Rzeczpospolita" sono inequivocabili. Nella seconda metà del 2026 il tasso di posti vacanti è sceso al 2 per cento nell'Unione europea e al 2,1 per cento nella zona euro, il valore più basso da tre trimestri. La Polonia sta ancora più in basso, allo 0,8 per cento: uno dei valori più deboli dell'intera comunità. L'interpretazione viene da sé: è l'automazione che porta via il lavoro. Peccato che si possa leggere, con uguale o maggiore fondamento, qualcosa d'altro: le imprese semplicemente non hanno motivo di assumere.

Quando la domanda di lavoro è bassa, i posti vacanti sono pochi a prescindere dai robot. Se le aziende sostituissero davvero le persone con i modelli a ritmo sostenuto, ci aspetteremmo piuttosto tensioni nelle competenze, salari in crescita nelle posizioni complementari e una valanga di licenziamenti in settori ristretti. Gli ultimi anni offrono un quadro più netto: una domanda stabile e piatta, in cui ogni nuova tecnologia funziona da alibi per ciò che si sarebbe fatto comunque se il mercato fosse cresciuto più lentamente.

L'analisi della Banca Mondiale descritta da "Forsal" mostra lo spettro completo. L'intelligenza artificiale può aggiungere al PIL polacco fino al 12 per cento entro il 2035, ma il risultato per l'occupazione dipende dalla mobilità dei lavoratori. Nello scenario di alta mobilità si perdono in netto circa 3 mila posti di lavoro; in quello di bassa mobilità fino a 341 mila. Nei servizi finanziari e assicurativi l'occupazione dovrebbe calare del 24 per cento, mentre nelle costruzioni crescere del 19 per cento. Gli effetti sulle finanze pubbliche sono duplici: le entrate dall'IRPEF scendono di 0,2 punti percentuali di PIL, quelle dai contributi sociali di 0,6 punti, compensate in parte da un'imposta sulle società più alta di 0,1 e da un'IVA più alta di 0,3 punti.

Questo è il contenuto vero della disputa: non "se l'AI porterà via il lavoro", ma "se i lavoratori faranno in tempo a spostarsi". Se la mobilità è bassa, il costo lo pagano le finanze pubbliche e le regioni dipendenti da un solo settore. La Polonia, con una bassa mobilità geografica e un collocamento debole, riceverà quindi un conto che non dipende da quanto in fretta si svilupperanno i modelli.

Le conclusioni del dibattito cinese suonano qui sorprendentemente pratiche. All'ottava conferenza ministeriale APEC sulle risorse umane è stato adottato il primo documento finale della storia dedicato esclusivamente all'AI, intitolato "AI che rafforza l'occupazione nella regione Asia-Pacifico". Al WorldSkills Congress di Shanghai che l'ha accompagnata, i partecipanti sono arrivati a una conclusione che vale la pena portare sulla Vistola: la tecnologia non è l'ostacolo più grande, l'ostacolo sono le organizzazioni che non danno ai lavoratori tempo per imparare, sistemi educativi non allineati al mercato e l'assenza di meccanismi credibili di certificazione delle qualifiche. Un grafico diplomato di WorldSkills raccontava come un modello esegua in pochi minuti compiti che richiedono un'ora o una settimana, e come pochi poi abbiano la possibilità di riqualificarsi.

Questo indica cosa bisogna fare davvero: investire in tempo per imparare durante l'orario di lavoro, certificare le competenze in modo riconoscibile per le imprese e ripristinare la domanda di lavoro, non limitarsi a mettere in guardia dall'automazione. Se non lo faremo, il tasso di posti vacanti non sarà la misura del trionfo dell'AI, ma la misura di quanto abbiamo smesso di investire nelle persone.

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Fonti

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  1. 01Europa szuka pracowników, Polska znacznie mniej. Eurostat pokazuje ogromną różnicęPL
  2. 02AI podbije polską gospodarkę? PKB w górę o 12 proc., ale są też kosztyPL
  3. 03当就业遇上 AI,劳动力市场迎来哪些改变?ZH

Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.

I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.

Davide Lombardi

Davide Lombardi

Opinioni e commenti

Davide Lombardi cura la sezione Opinioni e commenti di FLASH24, dove scrive editoriali basati su dati statistici, documenti pubblici e dichiarazioni verificabili, senza concedere spazio a impressioni personali. Per ogni pezzo controlla le fonti primarie, confronta serie storiche e rifà i calcoli prima di pubblicare una cifra. Nel calendario segue le sedute parlamentari, le udienze delle autorità di regolamentazione e le conferenze stampa in cui si annunciano nuovi rapporti, e in redazione confronta i numeri con esperti di statistica sociale. Fuori dal giornale si occupa di dibattito pubblico e media, gli stessi temi che porta negli editoriali per misurare come cambia l'opinione. Non pubblica un editoriale se i dati non sono verificabili.

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