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Basta etichette ecologiche generiche: i green claims sotto controllo

La Commissione europea vuole che ogni dichiarazione verde sia confermata da dati scientifici e verificabile, e la direttiva sulla tutela dei consumatori vieta gli slogan generici. L'85 per cento dei grandi marchi continua a non rivelare quanto produce.

Moda e designSpiegatoAlessandra ManciniPubblicato: 18 settembre 20265 min di letturaFonti 3
Basta etichette ecologiche generiche: i green claims sotto controllo

L'etichetta «eco», il verde sulla confezione e lo slogan «amico del pianeta» perdono la loro base giuridica. La Commissione europea sta mettendo a punto norme sulle dichiarazioni ambientali, i green claims. Le aziende dovranno giustificare quello che dichiarano con metodi scientifici e verificabili. Nel documento della Commissione si legge che i consumatori si perdono tra i bollini, che la fiducia è molto bassa e che una parte delle dichiarazioni non è affidabile. Da qui le azioni contro il greenwashing. La proposta sulle dichiarazioni si collega ad altre iniziative dell'Unione: la tutela dei consumatori per la transizione verde e la strategia «dal produttore al consumatore».

Divieto degli slogan generici

In parallelo c'è la direttiva (UE) 2024/825 sulla tutela dei consumatori per la transizione verde. È entrata in vigore all'inizio del 2024, il termine di recepimento è scaduto il 27 marzo 2026 e la piena applicazione parte il 27 settembre 2026. La direttiva vieta tra l'altro le dichiarazioni generiche di neutralità climatica non sostenute da dati affidabili. Vieta anche la pubblicità delle compensazioni di emissioni quando lascia intendere che il prodotto non abbia alcun impatto sull'ambiente. L'Unione calcola anche i costi dell'inerzia: lo smaltimento prematuro dei beni pesa per 261 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, con 35 milioni di tonnellate di rifiuti.

Sovrapproduzione senza dati

Il problema è che il settore dell'abbigliamento non ha ancora calcolato la propria scala. Come riporta 300Gospodarka, oggi bastano 15 giorni per portare un capo dall'ideazione alla realizzazione. Secondo i dati dell'organizzazione Fashion Revolution, circa l'85 per cento dei grandi marchi non rivela ancora i dati sulla produzione annuale, nonostante le prove crescenti della sovrapproduzione. Anche le dichiarazioni che esistono vanno prese con prudenza: H&M annuncia una riduzione delle emissioni del 56 per cento entro il 2030 e zero emissioni nel 2040, mentre Inditex, proprietario di Zara, indica lo stesso anno obiettivo. Una dichiarazione però non è un rendiconto.

Cosa conta per il cliente

L'Unione vuole che entro il 2030 tutti i capi venduti sul suo mercato siano durevoli, riparabili e riciclabili, e che le etichette contengano informazioni trasparenti, tra cui la quota di materiali riciclati. Un europeo acquista in media quasi 26 chilogrammi di tessili all'anno e ne smaltisce circa 11. Per i marchi significa una cosa sola: la comunicazione verde diventa un documento di cui rispondere, non uno slogan su un poster.

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Fonti

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  1. 01Green claims (European Commission, DG Environment)EN
  2. 02Zrównoważona moda to fikcja. Przemysł odzieżowy truje coraz bardziej (300Gospodarka)PL
  3. 03Zrównoważona moda. Konsumenci rezygnują z fast fashion (300Gospodarka)PL

Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.

I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.

Alessandra Mancini

Alessandra Mancini

Cultura, cucina e stile di vita

Alessandra Mancini scrive di cultura, cucina, moda e design, stili di vita e storia per FLASH24, partendo da fonti primarie, cataloghi e documenti d'archivio, e non lascia passare nulla senza riscontro. Per ogni articolo di cucina verifica dosi, tempi e temperature con prove dirette in cucina, confrontando almeno due edizioni dello stesso ricettario. Per le pagine di moda e design intervista artigiani e curatori, e in calendario attende le settimane delle collezioni e le nuove uscite editoriali di saggistica. Fuori redazione impasta pane fatto in casa, gira per mercati e colleziona vecchi libri di cucina, da cui spesso ricava spunti per le ricette. Non pubblica una ricetta senza averla provata almeno una volta.

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