A Los Angeles apre il primo museo d'arte AI. Curatore è un modello
DATALAND, sul Grand Boulevard a Los Angeles, si presenta come il primo museo al mondo dedicato all'arte creata dall'intelligenza artificiale. Il progetto è dell'artista turco-americano di nuovi media Refik Anadol.

Nel building The Grand, al 100 South Grand Avenue, nel centro di Los Angeles, è attivo DATALAND: una struttura che si descrive come il primo museo al mondo d'arte AI e un ecosistema digitale in cui l'immaginazione umana incontra il potenziale creativo delle macchine. Il museo occupa cinque gallerie multisensoriali ed è aperto da martedì a domenica. I suoi ideatori dicono di voler esplorare una nuova forma di istituzione culturale, in cui «i dati diventano pigmento» e l'arte si evolve in tempo reale. A farla cambiare sono l'interazione con lo spettatore, il lavoro dei modelli e l'informazione invisibile all'occhio che descrive il mondo.
Una foresta che impara
La mostra inaugurale è «Machine Dreams: Rainforest», cioè «Sogni di macchina: foresta pluviale». L'esposizione nasce da Large Nature Model, un modello di base addestrato su una delle più grandi raccolte di dati sulla natura, basata su licenze e consensi. L'idea curatoriale è insolita: invece di mostrare opere finite, il museo espone il processo. Immagini e sculture di dati cambiano, e il visitatore diventa uno degli elementi del sistema che le influenza. La struttura annuncia che «l'arte si evolve, quindi anche il museo lo fa»: una dichiarazione di intenti secondo cui l'esposizione non è una collezione chiusa, ma un flusso ricalcolato di continuo.
L'autore: dai dati alla scultura
Il progetto è di Refik Anadol, nato il 7 novembre 1985 a Istanbul, artista turco-americano di nuovi media e cofondatore sia del proprio studio sia dello stesso DATALAND. Si è formato all'Università Bilgi di Istanbul e all'Università della California a Los Angeles. È considerato un pioniere dell'estetica della visualizzazione dei dati e dell'arte basata sull'AI. Le sue opere uniscono arte, tecnologia, scienza e architettura: media integrati in edifici esistenti, spettacoli audiovisivi dal vivo, sale immersive, «quadri e sculture di dati» e collezioni digitali. Al centro dei suoi lavori ci sono la memoria collettiva, il rapporto dell'uomo con la natura, la percezione dello spazio e del tempo e la collaborazione tra uomo e macchina. Il lavoro di Anadol è stato mostrato in oltre settanta città di sei continenti. Tra i suoi progetti più noti ci sono il ciclo «Machine Hallucinations», l'installazione «WDCH Dreams» sulla facciata della sala da concerto di Los Angeles, «Archive Dreaming» e «Unsupervised», presentati tra il 2022 e il 2023 al Museum of Modern Art di New York. Nel 2025 ha ricevuto il Time 100 Impact Award, e l'anno prima il titolo di alumnus dell'anno alla UCLA.
DATALAND è dunque qualcosa di più di un'attrazione turistica. È un'istituzione che mette alla prova la domanda posta intorno alle dispute sulla paternità: un processo guidato da un modello può essere un'opera d'arte? A Los Angeles la risposta è che può essere una mostra, e il pubblico è invitato a venire e decidere da sé che cosa ne resterà nella memoria.
Fonti
2Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.
I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.
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