Times of India su ChatGPT: un altro accordo con OpenAI senza cifre pubbliche
Bennett, Coleman & Co entra in ChatGPT, ma non dice quanto vale il contratto né quanto dura. L'accordo mostra qual è oggi lo schema standard tra un editore e un laboratorio di intelligenza artificiale: contenuti e citazioni in cambio di soldi mai resi noti.

Bennett, Coleman & Co Ltd (BCCL), editore di "The Times of India" e "The Economic Times", ha firmato un accordo per pubblicare i propri contenuti su ChatGPT. L'intesa riguarda i titoli in inglese e le edizioni nelle lingue indiane, oltre ai materiali d'archivio e alle cronache in diretta. ChatGPT mostrerà estratti e riassunti, con l'attribuzione e il link all'articolo originale.
Quello che nel comunicato non c'è conta quanto quello che c'è. Le due parti non hanno indicato l'importo della licenza, il modello di ripartizione dei ricavi né la durata del contratto. Non hanno reso noto nemmeno un calendario dei lavori sulla seconda parte dell'intesa, quella che riguarda l'uso dei modelli OpenAI nei processi interni dell'editore: ricerca nell'archivio, supporto alla redazione, analisi dei dati e traduzioni.
Uno schema che si ripete
BCCL si aggiunge a una lunga lista di editori che hanno scelto la licenza invece della causa in tribunale. Il primo accordo di questo tipo OpenAI lo ha firmato a metà 2023 con Associated Press. Poi sono arrivati quelli con Axel Springer, News Corp, "Financial Times", il gruppo Le Monde e PRISA, Dotdash Meredith, "The Atlantic", Vox Media e Schibsted. Come nota Press Gazette, nella maggior parte dei casi i soldi restano segreti. L'unica cosa pubblica è la regola generale: contenuti con attribuzione e link.
In parallelo funziona un secondo meccanismo. Gli editori che non vogliono negoziare bloccano i bot e provano a imporre una tariffa. People Inc, editore di riviste di settore, ha bloccato quasi tutti i bot AI tranne OpenAI, con cui ha un contratto, e Google, che non si può bloccare in modo selettivo: la stessa azienda usa lo stesso bot per la ricerca e per le funzioni di intelligenza artificiale.
Quando le persone devono pagare per i contenuti, si scopre che si siedono davvero al tavolo, ha detto agli investitori il capo di People Inc, Neil Vogel.
L'altro lato della stessa strada
L'India è un buon caso di studio, perché i due modelli convivono nello stesso mercato. A novembre 2024 l'agenzia ANI ha citato OpenAI in giudizio, accusandola di aver usato materiali senza autorizzazione e di attribuire a ChatGPT testi inventati. L'Alta Corte di Delhi ha rifiutato in sede cautelare di bloccare OpenAI, ritenendo che la pratica rientri probabilmente nella costruzione indiana del fair use. ANI ha impugnato quell'ordinanza.
BCCL ha scelto un'altra strada, ed è il punto centrale della vicenda: la licenza non risolve la controversia legale, la aggira sul piano commerciale. Per l'editore significa incassare senza aspettare una sentenza, ma anche rinunciare a pretese che potrebbero valere molto di più. Per OpenAI è un modo per ottenere accesso legale ai contenuti e un argomento nelle cause sul fair use: l'azienda sa pagare quando la controparte si siede a trattare.
L'accordo tra BCCL e OpenAI non è quindi solo la notizia di un altro partner. È il segnale che nel mercato editoriale si sono formate due strade con forze contrattuali molto diverse: la licenza per i grandi e il blocco immediato per chi ha contenuti locali unici.
Fonti
3- 01Times of India publisher partners with OpenAI, but financial terms remain undisclosedEN
- 02Cloudflare says bot blocking is fuelling publisher AI dealsEN
- 03News outlets urge a judge to sanction OpenAI in a high-stakes AI copyright fightEN
Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.
I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.
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