Il tribunale di Wuhan riconosce il diritto d'autore su un'immagine AI, gli Usa dicono no
Un tribunale cinese ha stabilito che la grafica generata da un modello può essere protetta dal diritto d'autore se l'autore ha controllato il processo. Negli stessi mesi la Corte Suprema americana ha negato la protezione a un'opera creata dalla macchina da sola.

Il caso di Wuhan è diventato un punto di riferimento nella prassi giuridica cinese. Un autore di contenuti generati dall'intelligenza artificiale, di cognome Wang, il 17 maggio 2024 ha pubblicato su Xiaohongshu un'immagine creata con un'applicazione di «una certa AI». Il post ha raccolto 35 mila like, oltre 6 mila salvataggi e 660 commenti. Un mese dopo Wang ha trovato la stessa grafica in una pubblicità di un campo di formazione sulla pittura con AI, pubblicata da una società di Wuhan su un account Douyin. L'azienda aveva usato l'immagine senza consenso, per promuovere i propri corsi. Wang ha registrato i diritti sull'opera il 26 maggio e ha citato in giudizio la società.
Controllo e prevedibilità
Il tribunale della zona di sviluppo delle nuove tecnologie di Donghu, a Wuhan, ha stabilito che l'immagine generata con un software AIGC non è diversa da una normale fotografia o da un dipinto. Appartiene al campo dell'arte, ha una forma espressiva concreta e quindi è soggetta alla tutela del diritto d'autore. La distinzione decisiva riguardava l'oggetto della protezione: il diritto tutela l'espressione creativa, non l'idea in sé. Secondo il tribunale, Wang ha ideato la composizione, ha scritto e modificato i prompt testuali e ha regolato progressivamente i parametri, mantenendo «un certo grado di controllo e prevedibilità» sul risultato. Il processo rifletteva la sua concezione, la sua tecnica e le sue scelte estetiche, cioè l'espressione individuale dell'autore. L'immagine è stata considerata frutto del suo lavoro intellettuale, e Wang l'autore e il titolare dei diritti. L'azienda che ha usato la grafica a fini commerciali senza permesso ha violato il diritto di diffusione dell'opera su internet. Il tribunale ha disposto 4000 yuan di risarcimento e il rimborso delle spese legittime. Nessuna delle parti ha impugnato la sentenza, e la società convenuta l'ha eseguita spontaneamente. È stata la prima causa di questo tipo a Wuhan.
Washington: l'essere umano come condizione necessaria
Gli Stati Uniti hanno scelto una direzione del tutto diversa. Il 2 marzo 2026 la Corte Suprema ha rifiutato di esaminare il ricorso dell'informatico Stephen Thaler contro il diniego di registrazione dei diritti d'autore su un'opera d'arte visiva creata dal suo sistema DABUS da solo. L'immagine si intitola «A Recent Entrance to Paradise» e mostra binari ferroviari che portano a un ingresso circondato da vegetazione verde e viola. Thaler ha presentato la domanda di registrazione nel 2018, e l'Ufficio americano del diritto d'autore l'ha respinta nel 2022, stabilendo che l'opera creativa deve avere un «autore umano». Un giudice federale nel 2023 ha definito l'autorialità umana «pietra angolare» della protezione, e la corte d'appello distrettuale nel 2025 ha confermato questa posizione. I legali di Thaler sostenevano che il caso ha «importanza cruciale» nell'epoca dell'AI generativa e che il diniego avrà ripercussioni sulle applicazioni nell'industria creativa.
Le argomentazioni delle due parti non coincidono. L'Ufficio ha negato la protezione anche agli autori di immagini create con Midjourney, ma loro si richiamavano alla «co-creazione con l'AI». Thaler sosteneva che il suo sistema crea «da solo», ed è proprio per questo che ha perso. Il caso cinese di Wuhan mostra che nel modello «l'uomo controlla, la macchina esegue» la protezione è possibile. Quello americano mostra il prezzo dell'affermazione opposta.
Fonti
2Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.
I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.
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