Il giudice archivia le cause antitrust di Chegg e Penske sulla ricerca AI, mentre i pagamenti di Google agli editori restano minimi
Il 1° ottobre un giudice federale statunitense ha archiviato le cause antitrust di Chegg e Penske Media contro Google per le AI Overviews: l'aspettativa di traffico di ricerca non è un contratto. Nella stessa settimana altre notizie indicavano pagamenti di Google agli editori inferiori a 1.000 dollari per alcuni siti.

La sentenza è arrivata il 1° ottobre. Il giudice distrettuale statunitense Amit Mehta ha archiviato le due cause, presentate nel 2025, stabilendo che il comportamento di Google sulle AI Overviews non viola la legge antitrust. Ars Technica ha riportato la decisione la stessa sera, Engadget l'ha ripresa entro un'ora. Entrambi citano il parere in cui Mehta scrive: "Gli attori hanno dedotto soltanto che hanno un'«aspettativa» che Google invii loro traffico di ricerca se rendono disponibili gratuitamente i loro contenuti. Ma un'aspettativa non è un accordo. È semplicemente come funziona un motore di ricerca generale."
Entrambi gli attori avevano una tesi commerciale, non contrattuale. Chegg, la piattaforma educativa, sosteneva che Google avesse estratto i suoi materiali, li avesse immessi in Gemini e poi servisse risposte che sostituivano i clic verso Chegg. Penske Media, proprietaria di Rolling Stone e Variety, sosteneva che i siti indicizzati per la ricerca organica vedevano le stesse pagine raccolte per le risposte AI senza possibilità di rinuncia. Nel suo articolo Engadget osserva che Mehta ha ritenuto che nessuna delle due aziende avesse dimostrato in modo convincente che Google sfruttasse un monopolio nella ricerca per imporre contenuti gratuiti o per ottenere un vantaggio editoriale sleale. La cosa conta perché Mehta è lo stesso giudice che nel 2024 aveva stabilito che Google manteneva un monopolio nella ricerca online.
Il tribunale non ha finto che l'economia del settore fosse sana.
"Il tribunale non considera con leggerezza i danni lamentati dagli attori", ha scritto Mehta, secondo Ars Technica. "Né è insensibile alla situazione in cui si trovano ora gli editori, e alle conseguenze a catena per giornalisti, educatori e altri creatori online i cui contenuti Google prende e riutilizza senza compenso."
Per gli editori, l'archiviazione chiude una strada e ne lascia aperte altre. Il ragionamento di Mehta punta alla legislazione più che al contenzioso, e Ars Technica osserva che i legislatori statunitensi sono stati lenti ad agire su AI e ricerca. Oltreoceano il quadro è diverso: la Commissione europea sta esaminando questioni simili, e il Regno Unito ha ordinato a Google di offrire un'opzione di rinuncia per i siti che vogliono restare nei risultati di ricerca organica.
I soldi sono pochi, e la forbice è enorme
Lo stesso giorno della sentenza, il sito tedesco heise ha riferito che il programma pilota di Google che paga gli editori per i contenuti usati nelle AI Overviews copre circa 100 case editrici, blog e siti web, secondo The Information. Gli importi variano moltissimo. Un editore ha detto a The Information di aver ricevuto finora circa 50.000-60.000 dollari, una cifra che ha definito non una quota significativa dei suoi ricavi. Un ex partecipante ha dichiarato di aver guadagnato più di 1.000.000 di dollari, una fetta molto più ampia della sua attività. I siti più piccoli hanno ricevuto in alcuni casi meno di 1.000 dollari nell'arco di diversi mesi, e per diversi operatori piccoli e medi i pagamenti ammontavano a meno dello 0,1 per cento dei ricavi pubblicitari.
Queste cifre hanno conseguenze. Heise riferisce che i bassi pagamenti hanno scoraggiato alcune grandi case editrici dal partecipare del tutto al programma, una resistenza intesa a spingere Google e altri fornitori di AI verso tariffe più alte. Altri editori trattano il pilota come un modo per capire quali contenuti l'AI di Google valuta di più, così da orientare la strategia di conseguenza. Google, a quanto pare, non condivide ancora quel segnale. Secondo Digiday, i partecipanti possono seguire i ricavi tramite Google Search Console, ma spesso non sanno come vengono calcolati i singoli importi.
La posizione storica di Google era che gli editori non dovessero essere pagati per la visibilità nella ricerca, perché il motore di ricerca invia traffico in cambio. Da quando le AI Overviews hanno iniziato a collocare riassunti generati direttamente sulla pagina dei risultati, quel traffico si è ridotto. Heise riferisce anche che Google sta facendo pressione sugli editori sulle licenze AI: chi vuole entrare in un nuovo pilota AI per Google News deve concedere ampi diritti sui contenuti, in alcuni casi come condizione per continuare a ricevere i pagamenti esistenti.
L'azienda sta anche testando i pagamenti mentre combatte su altri fronti. Il 30 settembre Ars Technica ha riferito che il pilota non stava andando bene presso gli editori e che Google sta esplorando pagamenti diretti per i contenuti che contribuiscono alle risposte AI.
La pressione normativa e legale non si allenta. Il 29 settembre la Federal Reserve e la FDIC hanno pubblicato lettere di riscontro sui piani di risoluzione per 15 organizzazioni bancarie con oltre 250.000.000.000 di dollari di attivi, un promemoria del fatto che i canali di vigilanza formali continuano a muoversi indipendentemente dalla battaglia sulla ricerca. Nel campo della sicurezza AI, il 21 settembre NVIDIA ha pubblicato un quadro ingegneristico sostenendo che i permessi degli agenti devono essere applicati al di fuori del ragionamento del modello stesso, un argomento di governance che vale per qualsiasi sistema che riutilizzi contenuti di terzi su larga scala.
Gli stessi editori si stanno cautelando. Secondo Mashable SEA, Condé Nast e Hearst erano tra i circa 300 editori che facevano pressione sul Congresso per vietare lo scraping tramite bot, mentre il 1° ottobre Digiday ha riferito che i media buyer stanno trasformando la "generative engine optimisation" da esperimento a voce di budget. Il 30 settembre The Verge ha riferito che Google sta testando pagamenti agli editori per i risultati di ricerca AI; la mattina dopo Search Engine Journal ha collocato alcuni siti sotto lo 0,1 per cento dei ricavi pubblicitari.
Nulla di tutto ciò cambia la posizione giuridica stabilita il 1° ottobre. Il parere di Mehta è esplicito nel dire che la legge antitrust non può sostituire la legislazione solo perché un esito sembra ingiusto: "Il tribunale è tenuto ad applicare la legge così com'è scritta, non come il tribunale o una parte ritiene che dovrebbe essere." Google ottiene l'archiviazione. Gli editori ottengono un paragrafo di comprensione e assegni del pilota che, per molti, non coprono il traffico perso.
Fonti
15- 01Judge dismisses Chegg and Penske antitrust lawsuits targeting Google AI searchEN
- 02Judge dismisses lawsuits claiming Google's AI Overviews siphon web trafficEN
- 03KI-Übersichten: Google vergütet Publisher – Spanne offenbar enormDE
- 04Agencies publish resolution plan feedback letters for 15 banking organizationsEN
- 05AI Security Is an Engineering Problem — How to Solve It at Every Layer of the Agent StackEN
- 06Valor, Atreides, and Sequoia back AI startup Flow Engineering at $750M valuationEN
- 07OpenAI and Synopsys team up to build an AI model that designs chips like a seasoned engineerEN
- 08The Robot Report parent Arrowfly launches AI for Engineers platform, events for engineers navigating AIEN
- 09Anatomy of a (Postgres) Search EngineEN
- 10Canada Rocket Company plans first large-scale engine test site in London, OntarioEN
- 11How to Develop Software Engineering Skills in the Age of AIEN
- 12SereneDB launches superfast S3 data search engineEN
- 13Launching Vespper DOCX MCP: 3× faster, 2× cheaper, more accurateEN
- 14Trace.Space launches Trinity to tackle hardware engineering's next bottleneckEN
- 15Micron lawsuit claims Chinese memory maker YMTC poached its engineers, then sued it using its own stolen techEN
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