Il ministro della Difesa sudanese: oltre 20 Paesi aiutano le RSF
Il ministro della Difesa del Sudan, Hassan Daoud Kabroun, ha dichiarato il 28 ottobre 2026 che oltre 20 Paesi stanno aiutando le Forze di supporto rapido, senza nominarli né fornire prove.

Kabroun ha detto alla SUNA che l'aiuto straniero assume quattro forme: supporto logistico, mercenari, denaro e droni. Ha definito il conflitto una guerra totale contro il Sudan e il suo popolo, volta a distruggere il Paese, saccheggiarne le risorse e cambiarne la composizione demografica.
Ha anche respinto l'idea che si tratti di una guerra civile o di una lotta per il potere tra due forze. La SUNA è un organo di Stato, quindi la dichiarazione è la versione del governo e non una conclusione indipendente.
L'esercito sudanese e le RSF combattono dal 15 aprile 2023, dopo che i loro leader si sono scontrati sui piani per integrare la forza paramilitare nell'esercito. L'esercito è guidato da Abdel Fattah al-Burhan, le RSF da Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti. Secondo stime delle Nazioni Unite e internazionali, il conflitto ha ucciso decine di migliaia di persone e spostato circa 13.000.000 di persone.
Una serie di accuse contro l'estero
Il governo guidato dai militari sudanesi sostiene da mesi che le RSF non potrebbero combattere senza rifornimenti dall'esterno. All'inizio di quest'anno l'esercito ha affermato che gli attacchi con droni su Khartoum, compreso il suo aeroporto, partivano dall'aeroporto di Bahir Dar in Etiopia, con droni forniti dagli Emirati Arabi Uniti. Il Sudan ha poi richiamato il suo ambasciatore ad Addis Abeba. L'Etiopia ha respinto le accuse definendole infondate, e gli Emirati hanno negato più volte di armare le RSF.
L'impostazione coincide con la posizione pubblica dell'esercito. All'inizio di ottobre il capo dell'esercito Abdel Fattah al-Burhan ha detto che l'"opzione militare" sarebbe continuata finché le RSF non fossero state cacciate dal Sudan, respingendo i negoziati, ha riferito Al Jazeera. Il piano di Washington, una tregua umanitaria di 90 giorni presentata a giugno, prevedeva una pausa immediata seguita da colloqui verso un cessate il fuoco permanente e una transizione guidata dai civili. L'esercito ha chiesto che le RSF si ritirino da tutte le città occupate da maggio 2023.
L'accusa arriva una settimana dopo che governi e organismi internazionali si sono riuniti a Ginevra per la sesta riunione consultiva sul Sudan, coorganizzata da Svizzera e Nazioni Unite. Anche quell'incontro ha riunito oltre 20 Paesi e organismi, un gruppo distinto dai Paesi che Kabroun accusa. I partecipanti hanno detto che la guerra non ha una soluzione militare e hanno chiesto una tregua umanitaria urgente, la fine delle ingerenze straniere e nuovi colloqui verso un cessate il fuoco permanente, ma non è stato concordato alcun cessate il fuoco. Hanno sostenuto la mediazione del Quad, Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, e del Quintetto, Unione africana, UE, IGAD, Lega araba e Nazioni Unite. Né l'esercito né le RSF erano rappresentati. Il principale gruppo di mediazione, il Quad, ha quattro Paesi membri. Uno dei membri del Quad, gli Emirati, è un Paese che Khartoum accusa da tempo di sostenere le RSF.
La posizione del Dipartimento di Stato su chi debba governare il Sudan è precedente alla riunione di Ginevra: il mese scorso ha dichiarato che né l'esercito, né le RSF, né i loro leader "rappresentano una governance legittima e costituzionale per il Sudan", ha riferito Al Jazeera.
Le domande senza risposta
Nessun governo ha replicato pubblicamente all'accusa, e non è chiaro se la dichiarazione segnali una nuova mossa diplomatica, come un reclamo formale alle Nazioni Unite.
Fonti
7- 01Sudan Accuses Over 20 Countries in WarEN
- 02Sudan Army Retakes Blue Nile BaseEN
- 03Sudan's al-Burhan rejects talks, vows to retake all territory from RSFEN
- 04US withholds visa for Sudan army chief ahead of UNGA over opposition to US-backed 90-day ceasefire planEN
- 05Sudan’s al-Burhan rejects talks, vows to retake all territory from RSFEN
- 06 US Army successfully flies a hybrid electric drone with 3D-printed heavy-fuel rotary engine — uses advanced engineering to ditch a bulky liquid cooling system EN
- 07Responsible GenAI Use During Active Armed Conflict: Evidence from Sudan's Emergency Response RoomsEN
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