Studio sulle infezioni, il tempo del respiro e la vergogna dell'IA: cosa mostrano davvero le ricerche di questa settimana
Due nuovi studi pubblicati il 29 settembre arrivano a conclusioni molto diverse sul corpo umano e sugli strumenti che usiamo per misurarlo. Un terzo rileva che la maggior parte degli studiosi della comunicazione usa già l'IA generativa al lavoro, ma continua a ritenerla inappropriata.

Tre nuove ricerche sulla salute sono uscite a 36 ore di distanza l'una dall'altra, il 28 e il 29 settembre. Arrivano da un'agenzia dell'Organizzazione mondiale della sanità che conta i casi di cancro, da un laboratorio di psicologia della Northwestern University che misura il tempo del respiro e da un sondaggio su 1.138 ricercatori riguardo alle loro abitudini con l'IA.
Si parte dal numero più grande. Nel 2024 le infezioni hanno causato circa 2.300.000 nuovi casi di cancro nel mondo, il 12 per cento di tutti i nuovi casi. Lo dice un articolo pubblicato lunedì su The Lancet Oncology e ripreso da CBC News il 29 settembre. Il lavoro è dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), un braccio dell'OMS. Il batterio Helicobacter pylori è responsabile di 760.000 di quei casi, soprattutto in Asia orientale. Il papillomavirus umano segue da vicino con quasi 750.000, con tassi elevati nell'Africa subsahariana. L'epatite B e l'epatite C sono legate a una quota significativa dei tumori al fegato. Per la prima volta il gruppo dell'IARC ha ampliato la lista a 16 tumori aggiuntivi, inserendo l'HIV tra le cause del cancro al collo dell'utero e il poliomavirus delle cellule di Merkel come motore di un tumore della pelle particolarmente aggressivo.
Epstein-Barr sale nella lista
La revisione più consistente riguarda il virus di Epstein-Barr. Nel 2024 è stato collegato a circa 260.000 casi, tra cui il carcinoma nasofaringeo, alcuni tumori gastrici e il linfoma di Hodgkin. "È un carico di cancro causato dal virus di Epstein-Barr piuttosto grande, che in passato non veniva contato e che ora è riconosciuto", ha detto Gary Clifford, epidemiologo dei tumori e coautore dello studio, con base a Lione.
La cosa conta perché per l'EBV non esiste un vaccino né una cura antibiotica. Clifford ha spiegato a CBC che il virus "sta diventando sempre più un bersaglio su cui le persone devono concentrarsi per la prevenzione". Lo studio segnala anche l'ampiezza del divario tra paesi ricchi e poveri. I ricercatori lo attribuiscono ai programmi di screening e vaccinazione costruiti in decenni nei paesi ad alto reddito.
Il contrasto tra le regioni è abbastanza netto da rendere fuorviante la media globale. In Nord America H. pylori e HPV restano le cause infettive più comuni, ma il carico complessivo è molto più basso. In Canada uno studio del 2019 stimava che il quattro per cento dei tumori fosse attribuibile a infezioni. Lo ricorda Karena Volesky, epidemiologa a Montreal che aveva guidato quella ricerca canadese mentre era alla McGill University. "Ci dice quanto è importante ciascuna delle 12 infezioni", ha commentato Volesky sulle nuove cifre globali. Si tratta di circa un terzo del tasso mondiale, un divario che riflette la vaccinazione e lo screening, non solo la biologia.
Una differenza di 41 millisecondi
Mentre il gruppo dell'IARC contava i casi, i neuroscienziati della Northwestern University misuravano qualcosa di molto più piccolo. La velocità di risposta durante un'espirazione è superiore a quella durante un'inspirazione in media di 41 millisecondi, circa un venticinquesimo di secondo. È quanto emerge da uno studio pubblicato il 29 settembre sulla rivista iScience. Le risposte durante le pause tra un respiro e l'altro erano più rapide di 21 millisecondi rispetto a quelle durante l'inspirazione.
"Usando un compito concreto e facile da capire, siamo riusciti a mostrare il rapporto tra respirazione e cognizione, e spero che studiosi di ambiti diversi ne trovino un'applicazione", ha detto Erika M. Yamazaki, prima autrice dello studio ed ex membro del laboratorio di Ken Paller, autore senior.
L'esperimento è piccolo e specifico. Trentacinque adulti tra i 18 e i 33 anni premevano la barra spaziatrice il più rapidamente possibile quando un quadrato rosso diventava giallo, un compito standard chiamato Psychomotor Vigilance Task. Indossavano un dispositivo sotto le narici per misurare il flusso d'aria. Hanno ripetuto il compito due volte, una prima e una dopo un pisolino o otto ore di sonno in laboratorio. È il primo esperimento che misura la velocità di risposta in tutte le fasi della respirazione, comprese le pause.
Paller è stato prudente su cosa significhi il risultato. "Questo studio documenta un legame importante tra la respirazione e i sistemi cerebrali che rispondono agli eventi ambientali", ha detto. "Non sappiamo ancora esattamente come siano collegati, ma sospettiamo un'efficienza neurofisiologica, perché altri studi hanno mostrato che diverse oscillazioni cerebrali sono sincronizzate con i ritmi del respiro". Il laboratorio sta ora lavorando a una ricerca sulle apnee notturne finanziata dai National Institutes of Health e guidata da Yamazaki.
Letti insieme, i due studi mostrano l'ampiezza di ciò che questa settimana è passato per risultato scientifico. Uno stima milioni di casi con un modello costruito sui registri oncologici globali. L'altro misura una differenza di quattro centesimi di secondo in un laboratorio di 35 persone. Nessuno dei due è uno studio su dispositivi indossabili nel senso commerciale del termine. Entrambi però alimentano lo stesso canale: sensori economici, grandi insiemi di dati e la disponibilità ad attaccare numeri a cose che prima si lasciavano all'intuito.
I ricercatori che usano l'IA e non lo dicono
Il terzo studio punta l'obiettivo su chi fa ricerca. Un sondaggio su 1.138 studiosi della comunicazione in 77 paesi, pubblicato su Information, Communication and Society e ripreso da Nieman Journalism Lab il 28 settembre, ha rilevato che quasi il 70 per cento usava già l'IA generativa per almeno un compito legato alla ricerca. La maggior parte degli stessi intervistati considerava però l'uso dell'IA inappropriato per la maggior parte dei compiti di ricerca.
Poco più della metà ha giudicato appropriato l'uso dell'IA per scrivere testi (55 per cento) e per generare codice (50,4 per cento). Gli autori non rilevano alcun consenso su dove passi la linea etica. Il risultato, sostengono, è uno stigma che chiamano "vergogna dell'IA" e un "paradosso della trasparenza": i ricercatori si sentono obbligati a dichiarare l'aiuto dell'IA, ma temono che la dichiarazione renda il loro lavoro meno credibile.
"Sebbene questa esitazione sia comprensibile, dato che dichiarare l'uso dell'IA generativa potrebbe ridurre le possibilità di pubblicazione, alla fine ostacola una discussione aperta su come questi strumenti possano essere usati in modo etico e responsabile nella ricerca", si legge nello studio. Gli autori, della National Yang Ming Chiao Tung University di Taiwan, dell'Università di Amsterdam e dell'Università di Utrecht, raccomandano a riviste e istituzioni di costruire una cultura "favorevole alla dichiarazione" invece di vietare gli strumenti in blocco.
Hannes Cools, uno dei ricercatori, ha pubblicato il 28 settembre un breve thread su Bluesky. Descrive il lavoro come la prima indagine empirica sistematica, internazionale e su tutto il settore delle pratiche di IA generativa nella ricerca sulla comunicazione. Lo studio ha combinato il sondaggio con quattro discussioni di focus group.
Cosa la settimana non chiarisce
Nessuno dei tre articoli chiude una questione. La stima dell'IARC è un modello, non un conteggio, e dipende da ipotesi su quale frazione di ciascun tipo di tumore sia attribuibile a una data infezione. Il risultato della Northwestern è una differenza di tempi in un campione piccolo, con il meccanismo esplicitamente sconosciuto. Il sondaggio sull'IA descrive ciò che i ricercatori dicono di fare, in un campo dove dirlo ha un costo.
C'è anche un limite a quanto i tre lavori siano collegati. L'articolo dell'IARC riguarda la prevenzione su scala di popolazione. Quello della Northwestern riguarda millisecondi in laboratorio. Il sondaggio sull'IA riguarda le norme professionali. Quello che condividono è un problema di metodo comune: ciascuno deve decidere quanto di un effetto osservato attribuire a una causa che non può vedere direttamente.
Per chi segue la salute digitale, l'indicazione pratica è più stretta di qualsiasi titolo. I numeri sul cancro indicano vaccini e antibiotici che esistono già e sono distribuiti in modo diseguale. Lo studio sul respiro indica sonno e respirazione come canale di misura poco sfruttato, esattamente il tipo di affermazione che i produttori di dispositivi indossabili amano prendere in prestito. Il sondaggio sull'IA indica un problema di dichiarazione che accompagnerà ogni algoritmo che finirà in una clinica.
Il riassunto di Clifford sul lavoro sui tumori vale più in generale di quanto intendesse. "Abbiamo davvero ancora molto lavoro da fare per mettere in pratica cose che sappiamo funzionare e che conosciamo da tempo, ma che non sono ancora arrivate a tutte le popolazioni del mondo", ha detto.
Fonti
4- 011 in 8 cancer cases worldwide are caused by infections, study findsEN
- 02Ready, set, exhale: Study links respiration and cognitionEN
- 03A lack of professional AI guidelines leads to feelings of "AI shame," a new study findsEN
- 04Studlark — AI-Powered Group Study SaaSEN
Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.
I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.
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