Vai al contenuto
Ora nel mondoEU--:--UK--:--USA--:--CN--:--PLDEFRIT中文EN

portale su IA e tecnologiaeventi · analisi · interviste · approfondimenti tecnici

Cerca
LIVE
›

Snap chiude con un accordo la causa sulla dipendenza degli adolescenti, mentre le piattaforme dei creator affrontano una resa dei conti più ampia

Il 2 novembre Snap ha raggiunto un accordo con due adolescenti che sostenevano che l'azienda avesse progettato la piattaforma per creare dipendenza e avesse contribuito alla loro depressione, ansia e disturbi alimentari. Lo riporta TechCrunch citando Reuters.

Media e internetSpiegatoChiara RomanoPubblicato: 3 novembre 20265 min di letturaFonti 10
Snap chiude con un accordo la causa sulla dipendenza degli adolescenti, mentre le piattaforme dei creator affrontano una resa dei conti più ampia

Reuters ha dato per prima la notizia dell'accordo, e TechCrunch l'ha ripresa il 2 novembre. Doveva essere il primo processo di Snap in una più ampia ondata di contenziosi su come le piattaforme social influenzano i giovani utenti.

Snap aveva già chiuso gli altri casi in calendario per il processo. Secondo TechCrunch, era previsto che il CEO Evan Spiegel testimoniasse. I due querelanti hanno raccontato di aver iniziato a usare YouTube a 3 anni e altre piattaforme social intorno ai 9. Hanno descritto abitudini di uso compulsivo e le hanno attribuite a funzioni come la riproduzione automatica e lo scorrimento infinito. Prima di trovare un'intesa con Snap avevano già chiuso con Meta, TikTok e YouTube. L'accordo con Snap ha chiuso l'ultimo fronte aperto di questo gruppo di casi. I termini non sono stati resi noti e nessuna cifra è pubblica.

Snap ha fornito a TechCrunch una breve dichiarazione: "Le parti sono liete di aver potuto risolvere la questione in modo amichevole". Un portavoce ha aggiunto che l'azienda ha "costruito sistemi di protezione, lanciato tutorial sulla sicurezza e collaborato con esperti" e che "poiché la sicurezza non è mai un traguardo raggiunto, restiamo impegnati a rafforzare continuamente la sicurezza, la privacy e il benessere della nostra community".

Perché un accordo conta per chi paga i creator

Il rischio legale non riguarda solo Snap. TechCrunch osserva che le aziende di social media affrontano migliaia di cause nei tribunali federali e statali. Le accuse sostengono che le aziende hanno progettato consapevolmente le piattaforme per intrappolare i giovani utenti e alimentare una crisi di salute mentale che coinvolge ansia, depressione e suicidio. Per le piattaforme che pagano i creator, ogni caso è un possibile vincolo sulle scelte di progettazione che tengono alto il tempo di visione: riproduzione automatica, feed di raccomandazione, scorrimento senza fine. I querelanti di questo caso hanno indicato esattamente queste funzioni. Per chi guadagna attraverso un feed, la posta in gioco diventa concreta, non teorica. È anche il motivo per cui l'accordo va molto oltre le due persone che hanno intentato la causa.

L'economia dei creator si inserisce in modo scomodo in questa discussione. Gli stessi meccanismi che regolatori e genitori definiscono fonte di dipendenza sono quelli che distribuiscono denaro.

Un feed di raccomandazione che trattiene un quindicenne su un video per altri dieci minuti è anche il feed che paga chi quel video lo ha fatto. Nell'ultimo anno le piattaforme hanno aggiunto formati lunghi e schemi di pagamento sopra questo meccanismo. Così diventa più difficile rispondere alla domanda su chi sopporta il costo di questo design. Nessuno propone una separazione netta tra il meccanismo di coinvolgimento e il denaro che ci scorre dentro. Nemmeno l'accordo ne offre una.

C'è un contrappeso. Ricerche diffuse alla fine di ottobre indicano che il pubblico si sta spostando verso video più lunghi e più meditati, e le piattaforme seguono. Il 28 ottobre The Verge ha riferito che Instagram non ha intenzione di pagare i creator di video lunghi. Lo stesso giorno Storyboard18 ha riferito che il responsabile di Instagram, Adam Mosseri, ha detto che l'azienda sta "esplorando opzioni per aiutare i creator di formati lunghi a farsi pagare". Le due versioni puntano in direzioni diverse. Non è chiaro quale sia quella aggiornata.

Gli esperimenti sui pagamenti si moltiplicano

Gli esperimenti di monetizzazione sono stati intensi altrove. Il 2 novembre Social Samosa ha riferito che X ha lanciato un Video Kickstart Bonus su invito per i creator che pubblicano video brevi. Il 28 ottobre RouteNote ha riferito che Instagram sta testando video da 90 minuti mentre si espande oltre i Reels. Lo stesso giorno Performance Marketing World ha inquadrato la stessa mossa come un offuscamento del confine tra social e connected TV. Il 28 ottobre Social Media Today ha riferito che YouTube sta testando una soglia di pagamento ridotta per i creator.

Il 28 ottobre Business Standard si è chiesto perché le piattaforme social vogliano video più lunghi. La risposta è in gran parte pubblicitaria: l'inventario dei formati lunghi si vende a tariffe più vicine a quelle televisive rispetto a una clip di sei secondi. Questo cambiamento modifica chi viene pagato e come. Un creator capace di tenere il pubblico per 40 minuti è una proposta commerciale diversa da chi ottimizza per uno swipe.

Non tutti i mercati si muovono alla stessa velocità. Il 3 novembre Storyboard18 ha riferito che Amazon e Flipkart devono affrontare un test di fidelizzazione dei creator in India. Gli influencer affermati cercano compensi garantiti invece delle commissioni. Il boom di contenuti erotici su Instagram porta follower più che contratti con i brand, spingendo alcuni creator verso canali Telegram a pagamento. Lo schema è noto: visibilità senza ricavi affidabili.

Nel frattempo gli strumenti alla base di tutto questo costano sempre meno. Il 28 ottobre The Guardian ha riferito che la decompilazione assistita dall'IA, in particolare con Claude di Anthropic, ha ridotto il tempo necessario per creare mod e mashup di giochi da mesi a una serata. Per i risultati migliori serve ancora un intervento umano significativo. La stessa accelerazione vale per la produzione video, e aumenta l'offerta di contenuti che si contendono un numero fisso di pagamenti.

Niente di tutto questo risolve la questione della responsabilità. Il caso Snap si è chiuso senza una sentenza pubblica, e le migliaia di cause rimanenti continueranno a mettere alla prova le stesse accuse. L'accordo dimostra però che le piattaforme preferiscono pagare piuttosto che lasciare che una giuria ascolti come sono stati progettati la riproduzione automatica e lo scorrimento infinito. I creator il cui reddito dipende da queste funzioni sono, che lo vogliano o no, parte in causa di questa discussione.

Cosa tenere d'occhio

  • Se i termini dell'accordo Snap diventeranno mai pubblici; nessuna cifra è pubblica.
  • Se Instagram confermerà un piano di pagamenti per i formati lunghi, viste le notizie contrastanti del 28 ottobre.
  • Come è strutturato il Video Kickstart Bonus di X; Social Samosa lo descrive come su invito.
  • Se la soglia di pagamento ridotta di YouTube allargherà la platea di creator che guadagnano qualcosa.

Commenti 0

Fonti

10
  1. 01Snap settles lawsuit accusing platform of fueling teen depression and eating disordersEN
  2. 02Social media is full of weird video game mashups. Where are they all coming from?EN
  3. 03AI traffic growth could strain India's networks as telcos face monetization challengeEN
  4. 04SoftBank teams up with five Japanese firms to build quantum-based platformEN
  5. 05Chinese video AI models beat US rivals in visual quality, but lag on safeguards: HKU studyEN
  6. 06How video game remakes tap the power of nostalgiaEN
  7. 07Percepto launches Axion AI platform to unify inspection data analysisEN
  8. 08The Ford Escape may return as an EV based on the UEV platformEN
  9. 09Insta360 Luna Ultra, il creator si mette in proprio. Anche come cameramanEN
  10. 10How digital membership platforms help sports NGBs leave the spreadsheets behindEN

Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.

I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.

Chiara Romano

Chiara Romano

IA, modelli e tecnologie

Chiara Romano scrive di tecnologia, IA e modelli, media e internet per FLASH24, partendo da documentazione tecnica, repository e specifiche invece che da comunicati stampa. Per ogni modello o piattaforma che segue controlla versioni, licenze, parametri e benchmark, e verifica i numeri confrontandoli con i dati originali o con test indipendenti. Confronta le schede tecniche tra fornitori, parla con sviluppatori e amministratori di sistema, e tiene d'occhio le finestre di rilascio e le modifiche ai termini d'uso. Fuori dalla redazione gestisce self-hosting e reti domestiche, esperienza che le serve per capire come funzionano davvero i servizi che racconta. Non pubblica una notizia se la fonte primaria non è verificabile.

Redazione →

Commenti

0
  1. Nessun commento — sii il primo.

Scrivi un commento

I commenti sono pubblici. Non pubblichiamo insulti, spam né pubblicità.