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La bolletta energetica europea diventa politica: datacenter, fabbriche di giocattoli e pompe di calore

I prezzi all'ingrosso dell'energia nel più grande mercato statunitense sono saliti del 75,5% su base annua nel primo trimestre del 2026. In Europa alla Playmobil sono finiti 350 posti di lavoro e le vendite di pompe di calore sono cresciute del 17%. I prezzi dell'energia sono ormai la variabile principale nelle decisioni industriali su entrambe le sponde dell'Atlantico.

CongiunturaAnalisiDott. Elena RicciPubblicato: 28 settembre 20266 min di letturaFonti 3
La bolletta energetica europea diventa politica: datacenter, fabbriche di giocattoli e pompe di calore

I numeri arrivano da direzioni diverse, ma descrivono la stessa pressione. Negli Stati Uniti orientali il costo totale dell'energia all'ingrosso nel mercato gestito da PJM Interconnection è passato da 77,78 dollari per megawattora nel primo trimestre del 2025 a 136,53 nello stesso periodo del 2026: un balzo del 75,5%. Monitoring Analytics, il monitor ufficiale del mercato di PJM, ha pubblicato questi dati giovedì nel rapporto sullo stato del mercato del primo trimestre 2026. Sulle cause non ha usato mezzi termini.

"La crescita del carico dei data center è la ragione principale delle condizioni attuali e attese del mercato della capacità, inclusa la crescita totale del carico previsto, lo stretto equilibrio tra domanda e offerta e i prezzi elevati", si legge nel rapporto.

È una storia americana, ma il meccanismo non è americano. L'Europa ha passato quattro anni a imparare la stessa lezione su una scala diversa. Per i responsabili politici di Bruxelles, Berlino e Parigi la domanda non è più se i prezzi alti dell'energia danneggino l'industria, ma quali industrie riescano ancora ad assorbirli e quali no.

Playmobil: la fattura che ha chiuso uno stabilimento

Playmobil, la casa di giocattoli tedesca controllata dal gruppo Horst Brandstätter, ha chiuso questa settimana il turno finale nello stabilimento di Dietenhofen, in Baviera. Nel sito, specializzato nella produzione delle statuine di plastica, sono coinvolti circa 350 posti di lavoro. I dipendenti rimanenti sono stati messi in congedo retribuito in attesa della chiusura ufficiale alla fine di giugno, secondo Brussels Signal, che ha riportato la notizia il 24 giugno.

La produzione viene consolidata negli impianti esistenti a Malta e nella Repubblica Ceca. L'azienda ha citato i costi di produzione in forte aumento in Germania, indicando esplicitamente i prezzi elevati dell'energia insieme ai salari alti e ai costi accessori del lavoro. Il management ha chiarito che il contesto dei costi era diventato insostenibile per lo stampaggio a iniezione della plastica, un'attività ad alta intensità di manodopera.

Le funzioni amministrative e logistiche resteranno in Germania. La produzione effettiva delle statuine Playmobil no.

I sindacati hanno definito la mossa una "catastrofe" per la regione, ha riferito Brussels Signal. Le associazioni imprenditoriali l'hanno annotata come l'ultimo esempio di delocalizzazione di una media impresa. I prezzi dell'elettricità per le famiglie tedesche restano tra i più alti al mondo: attualmente quinti a livello globale e secondi tra le grandi nazioni industriali, ha riportato la testata. I processi ad alta intensità energetica sono particolarmente esposti dalla crisi energetica del 2022, nonostante i parziali schemi di sostegno statale.

Playmobil non è un caso isolato. La stessa testata segnala un elenco crescente di aziende che spostano le operazioni all'estero in cerca di costi più bassi, e i produttori automobilistici tedeschi hanno annunciato i propri tagli. Ma una fabbrica di giocattoli è un caso di prova utile: il prodotto è semplice, i margini sono sottili e l'input energetico è diretto. Quando l'aritmetica smette di funzionare, lo stabilimento chiude.

Pompe di calore: una domanda che reagisce al prezzo

Dall'altra parte del bilancio, i prezzi elevati dei combustibili fossili stanno facendo ciò che la politica climatica ha faticato a fare: cambiano ciò che le famiglie europee comprano.

Le vendite residenziali di pompe di calore sono cresciute del 17% su base annua in 11 paesi europei nel primo trimestre del 2026, secondo l'European Heat Pump Association. Da gennaio a marzo sono state vendute circa 575.000 unità, in aumento rispetto alle 494.000 dello stesso periodo del 2025. Francia, Germania e Polonia hanno registrato una crescita media del 25% nel trimestre. Gli esperti nazionali citano l'aumento dei prezzi dell'energia e le preoccupazioni per l'insicurezza energetica come fattori chiave.

Il fattore scatenante è stato geopolitico. L'Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz il 2 marzo, spingendo bruscamente al rialzo i prezzi di gas e petrolio in tutta Europa. L'EHPA ha detto che l'effetto è stato particolarmente pronunciato da marzo in poi. La media complessiva è stata frenata dall'Austria, dove le vendite sono calate del 30% per l'assenza di sussidi statali.

"Se il tuo servizio di streaming raddoppiasse il prezzo e poi bloccasse i film, ne troveresti uno migliore", ha detto Paul Kenny, direttore generale dell'EHPA, nel comunicato dell'organizzazione. "I consumatori hanno capito che le pompe di calore sono la soluzione quando gas e petrolio hanno prezzi e forniture erratici."

Kenny ha detto che la Commissione europea ha delineato misure per sostenere l'adozione delle pompe di calore nel suo piano per la crisi energetica, tra cui riduzioni di IVA e tasse e schemi di leasing sociale per le famiglie a basso reddito. Ha chiesto ai governi dell'UE di attuarle rapidamente.

Il problema dei data center attraversa l'Atlantico

Il watchdog di PJM è meno diplomatico della lobby delle pompe di calore. Monitoring Analytics sostiene che gli impatti sui prezzi per i clienti "sono stati molto grandi e non sono reversibili", e che "saranno ancora maggiori nel breve termine a meno che le questioni legate al carico dei data center non vengano affrontate tempestivamente".

Il rapporto ha rilevato che gli aggiornamenti pianificati del software di rete di PJM sono stati ritardati più volte, senza una data di attuazione fissata. "L'attuale offerta di capacità in PJM non è adeguata a soddisfare la domanda dei grandi carichi dei data center e non lo sarà nel prossimo futuro", ha affermato Monitoring Analytics.

PJM sta pianificando un'asta di sostegno una tantum per procurarsi nuova generazione per i progetti dei data center, su richiesta dell'amministrazione Trump e dei governatori degli stati che serve. Il watchdog afferma che la struttura proposta "sposterebbe in genere un rischio significativo su altri clienti di PJM", una tentazione che "dovrebbe essere respinta".

"Gli altri clienti di PJM, residenziali, commerciali o industriali, non dovrebbero essere trattati come una fonte gratuita di assicurazione, o garanzia, o finanziamento per i data center", prosegue il rapporto. "Eppure è ciò che fanno in realtà la maggior parte delle proposte relative a un'asta di sostegno."

Monitoring Analytics raccomanda di obbligare i data center a procurarsi la propria energia, con un'interconnessione rapida per chi lo fa e una coda che li colleghi solo quando esiste la capacità. Interrogata sulla sua risposta, PJM ha detto a The Register che sta lavorando con gli stati e le aziende membri sugli impatti per i consumatori. Tra le misure, l'estensione dei tetti di mercato introdotti dall'asta 2025/2026 e la riforma delle regole del mercato all'ingrosso. Monitoring Analytics non ha risposto alle domande.

Il contesto politico non è favorevole ai nuovi progetti. Un sondaggio Gallup ha rilevato che il 71% degli intervistati si oppone ai progetti di data center nei propri quartieri. Progetti in più stati sono stati abbandonati dopo le proteste locali sui prezzi dell'elettricità, il rumore e i danni ambientali, ha riferito The Register.

Cosa ne trae l'Europa

Il dibattito energetico europeo è rimasto per anni concentrato sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sugli obiettivi di decarbonizzazione. Il rapporto di PJM aggiunge una terza variabile, più difficile da gestire: la crescita della domanda da una sola nuova classe di clienti, concentrata in poche regioni, che arriva più velocemente di quanto la rete possa rispondere.

La Virginia settentrionale, il cluster di data center più denso al mondo, si trova dentro PJM. L'Europa ha i suoi equivalenti a Dublino, Amsterdam, Francoforte e sempre più nei paesi nordici. La Commissione europea si è già mossa per limitare la crescita dei data center in alcuni stati membri. Lo stesso argomento che Monitoring Analytics solleva sullo spostamento dei costi sarà avanzato nelle capitali dell'UE man mano che le aste di capacità si stringono.

La chiusura di Playmobil e i dati sulle pompe di calore puntano in direzioni opposte, ma nascono dallo stesso segnale di prezzo. Per le famiglie, i prezzi elevati dei combustibili fossili sono un incentivo a cambiare. Per l'industria ad alta intensità energetica, sono un incentivo ad andarsene. La risposta politica finora è stata rivolta soprattutto al primo gruppo, attraverso sussidi e sgravi fiscali, mentre il secondo prende decisioni con tempi più brevi.

Monitoring Analytics offre la sua raccomandazione in un linguaggio che potrebbe essere trasferito in una consultazione europea: far pagare al nuovo carico la nuova generazione di cui ha bisogno, invece di spalmare il costo su clienti che non l'hanno chiesto. Se PJM o l'UE adotteranno questo principio è ormai una questione politica, non ingegneristica. Gli autori del rapporto sono chiari sull'alternativa: si aspettano che gli impatti sui prezzi diventino maggiori prima di diventare minori.

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Fonti

3
  1. 01Datacenters slurping juice help drive 75% jump in PJM power pricesEN
  2. 02High energy prices force Playmobil to end production in GermanyEN
  3. 03Heat pump sales rise 17% across Europe in Q1 as energy prices surgeEN

Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.

I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.

Dott. Elena Ricci

Dott. Elena Ricci

Economia, business e mondo

Elena Ricci segue per FLASH24 economia, mondo e congiuntura, partendo dai dati grezzi di Eurostat, FMI e istituti nazionali, e non manda in pagina una cifra senza averla ricontrollata almeno due volte. Per la desk congiuntura confronta trimestre su trimestre i bilanci delle principali aziende tecnologiche e verifica le serie storiche su almeno due fonti indipendenti. Attende le pubblicazioni mensili di inflazione e ordini industriali, e nel frattempo sente analisti e uffici studi per capire dove sta andando il ciclo. Lo stesso interesse per i numeri delle big tech la porta a usare una cargo bike per gli spostamenti in città: peso, consumi e costi di gestione li misura come farebbe con un conto aziendale. Non pubblica stime non riconciliate con i documenti originali.

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