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Le cause per copyright contro l'IA generativa crescono più in fretta delle sentenze

Il 3 novembre un consulente della Corte di giustizia UE ha affermato che i chatbot possono violare il copyright. La stessa settimana alcuni quotidiani statunitensi hanno citato in giudizio Brave Software davanti ai tribunali americani.

Media e internetAnalisiGiulia FerrariPubblicato: 3 novembre 20265 min di letturaFonti 8
Le cause per copyright contro l'IA generativa crescono più in fretta delle sentenze

Il segnale più recente arriva dal Lussemburgo. Il 3 novembre un consulente della Corte di giustizia dell'Unione europea ha affermato che i chatbot possono violare il copyright. ETLegalWorld e blue News hanno riportato il parere legale.

Non è una sentenza, è un parere. Arriva mentre i tribunali statunitensi sono chiamati a decidere questioni simili in parallelo.

Negli Stati Uniti sono gli editori a fare pressione. Il 3 novembre Press Gazette ha riferito che alcuni quotidiani americani hanno citato in giudizio Brave Software, l'azienda del browser dietro l'indice di Brave Search. Editori canadesi hanno fatto causa ad Anthropic. L'Orlando Sentinel, in un proprio articolo del 2 novembre, ha accusato Brave di aver preso i suoi contenuti e di averli rivenduti alle aziende di IA. Il 3 novembre Unite.AI ha riferito che Brave affronta due cause di editori sull'uso dei contenuti giornalistici. Questi casi non condividono una teoria della responsabilità, ma i tempi. Le aziende media depositano ora perché le cause precedenti hanno iniziato a definire quanto vale un accordo. Ai tribunali viene chiesto di dare un prezzo ai dati di addestramento prima che abbiano stabilito la legge di fondo.

Cosa hanno deciso davvero i tribunali

Il dato più solido per i titolari dei diritti finora è procedurale, non dottrinale. Il 29 settembre una corte d'appello statunitense ha confermato la vittoria di Thomson Reuters nella sua causa sull'addestramento dell'IA, secondo ETLegalWorld. Quella decisione ha dato agli editori un precedente a cui appoggiarsi in trattativa. Aiuta a spiegare perché i ricorsi si sono concentrati nelle settimane successive.

Altri casi vanno nella stessa direzione. Il 2 novembre ETLegalWorld ha riferito che gli avvocati hanno sostenuto davanti a un tribunale statunitense che l'addestramento dell'IA su opere protette può violare i diritti derivati. Lo stesso giorno PPC Land ha riferito che OpenAI ha citato 20 memorie, tra cui una del governo statunitense, nella sua battaglia con il New York Times. Secondo un elenco di Press Gazette, OpenAI ha anche pubblicato il 30 ottobre una propria difesa del fair use. L'azienda argomenta in pubblico oltre che in tribunale.

Il fronte musicale ha i suoi numeri. Il 28 ottobre Tech Times ha riferito che Anthropic e Suno sono state citate in giudizio per presunto addestramento su registrazioni di Madonna, Johnny Cash e Joni Mitchell. Un altro articolo ha contato 338.000.000 di dollari in cause sul copyright musicale contro le due aziende, secondo un riepilogo del 28 ottobre. Un caso precedente su 274 brani di Elvis Presley riportava la cifra di 41.000.000, secondo una spiegazione del 29 ottobre. Quei totali sono richieste, non sentenze. Nessuna di esse è stata decisa in via definitiva. La maggior parte di questo contenzioso vive oggi nello scarto tra ciò che è rivendicato e ciò che è provato.

"L'IA generativa mette alla prova i limiti del copyright", recitava il titolo di un'analisi legale del 7 ottobre elencata nella stessa rassegna. È una sintesi quanto più precisa consenta oggi il fascicolo.

Un caso è già stato archiviato. Il 2 novembre Howl.Link ha riferito che BTS e HYBE hanno vinto una causa sul copyright negli Stati Uniti dopo che un tribunale ha respinto un ricorso modificato. Quell'esito conta. La prima ondata di ricorsi sul copyright dell'IA non supera in modo uniforme il primo esame. I tribunali separano le accuse sull'addestramento dei modelli da quelle sugli output, e le trattano in modo diverso.

Dove si collocano i casi tecnologici

La stessa settimana ha ricordato che il contenzioso sull'IA non riguarda solo testi e musica. Il 2 novembre Engadget ha riferito che Snap ha risolto una causa sulla dipendenza dai social media presentata da due adolescenti. L'accordo ha evitato un processo in cui il CEO Evan Spiegel avrebbe dovuto testimoniare. Lo stesso giorno TechCrunch ha riferito che le attrici avevano già raggiunto un accordo con Meta, TikTok e YouTube. Le ragazze accusavano le piattaforme di aver progettato funzioni come la riproduzione automatica e lo scorrimento infinito per creare dipendenza. Quel caso non è una disputa sul copyright. Condivide però un tratto strutturale con le cause sull'IA. Le attrici verificano se il design di un prodotto e i suoi input di addestramento rientrino nella responsabilità dell'azienda.

Snap in una dichiarazione a TechCrunch ha detto che "le Parti sono soddisfatte di aver potuto risolvere la questione in modo amichevole". Secondo Engadget i termini non sono stati resi noti.

Per le aziende media il precedente più direttamente rilevante può essere l'appello di Thomson Reuters. L'elenco di Press Gazette del 29 ottobre indicava anche un articolo della Columbia Journalism Review che si chiedeva chi vince e chi paga. L'economia della questione è ancora aperta. Una sentenza che stabilisce che l'addestramento su banche dati giuridiche concesse in licenza viola il copyright è più ristretta di una sentenza sugli archivi giornalistici, e entrambe le parti lo sanno.

Il parere europeo apre un secondo fronte. Se la CGUE seguirà il suo consulente, gli editori UE avranno una via per sostenere che gli output dei chatbot riproducono materiale protetto. È un'accusa diversa da quella sugli input di addestramento. Il 3 novembre ETLegalWorld ha riferito che secondo il consulente i chatbot possono violare il copyright, e blue News ha riportato la stessa conclusione. I tribunali nazionali dell'UE dovrebbero poi applicarla caso per caso.

Cosa osservare

Le prossime settimane diranno se le cause contro Brave diventeranno un modello. Un browser che indicizza il web e vende l'accesso agli sviluppatori di IA è al centro della disputa. L'accusa dell'Orlando Sentinel, riportata il 2 novembre, è che i suoi contenuti siano stati presi e rivenduti. Se questa impostazione regge, altri editori con archivi a pagamento probabilmente seguiranno.

Niente di tutto ciò risolve la questione di fondo del fair use. La sentenza d'appello statunitense nel caso Thomson Reuters, l'argomento pendente sui diritti derivati e il parere UE sono tre sistemi giuridici diversi che si muovono a tre velocità diverse. Le aziende media possono contare su una cosa. I ricorsi continueranno ad arrivare prima delle sentenze.

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Fonti

8
  1. 01Snap settles social media addiction lawsuit to avoid trialEN
  2. 02Snap settles lawsuit accusing platform of fueling teen depression and eating disordersEN
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Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.

I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.

Giulia Ferrari

Giulia Ferrari

IA, modelli e tecnologie

Giulia Ferrari scrive di tecnologia, IA e modelli e media e internet per FLASH24, partendo da dataset pubblici, preprint e registri di versioni dei modelli. Controlla ogni numero confrontando benchmark dichiarati e risultati riproducibili, e scarta le stime senza fonte. Segue le audizioni in calendario, parla con ricercatori e ingegneri, e mette a confronto release e changelog prima di pubblicare. Fuori dalla redazione smonta stampanti 3D, recupera vecchi computer e studia come i modelli imparano dai rifiuti del web. Non pubblica un dato se non può ricostruirne il percorso.

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