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L'H5N1 uccide un leone marino australiano in via di estinzione sull'isola dei Canguri

Il 13 settembre le autorità australiane hanno confermato che un leone marino australiano in via di estinzione, a Seal Bay sull'isola dei Canguri, è morto di H5N1: è il primo decesso della specie per il virus nel paese [8][5]. L'animale si stava riprendendo da un attacco di squalo e la sua morte è arrivata tre settimane dopo la prima conferma del virus in un mammifero australiano [4][3].

ScienzaAnalisiSara GalloPubblicato: 7 novembre 20265 min di letturaFonti 12
L'H5N1 uccide un leone marino australiano in via di estinzione sull'isola dei Canguri

Cinque specie di mammiferi in poche settimane

Il leone marino non è stato il primo mammifero. Un'otaria orsina dal naso lungo trovata morta a Beachport, circa 310 km a sud di Adelaide, è risultata positiva il 23 agosto: è stato il primo caso in un mammifero in Australia [3][8]. L'animale non aveva ferite visibili e le autorità hanno dichiarato che la morte non sembrava legata ad altri mammiferi marini malati o morti [2][3].

Poi è arrivato un delfino comune a Goolwa, il primo caso di delfino nel paese, e una volpe rossa nell'area metropolitana di Adelaide [5][8]. Una seconda volpe è stata confermata a Normanville [8].

Le volpi sono saprofaghe e il commissario veterinario capo facente funzioni Cameron Bell ha detto che, pur non diffondendo di solito il virus direttamente, rischiano di spostare carcasse infette da un habitat all'altro, ha riferito Mongabay [4]. I numeri della popolazione rendono il caso del leone marino peggiore di quanto sembri: la specie è in via di estinzione, con meno di 12.000 esemplari, e cala di circa il 2% all'anno [5][4]. L'animale dell'isola dei Canguri si stava riprendendo da un attacco di squalo quando il virus lo ha ucciso, ha detto la ministra dell'Ambiente del South Australia Emily Bourke, secondo Mongabay [4]. L'otaria di Beachport, per confronto, apparteneva a una popolazione stimata in 100.000 esemplari nelle acque del South Australia [3].

La domanda a cui i ricercatori vogliono risposta

Le autorità australiane non segnalano prove di trasmissione del virus da mammifero a mammifero nel paese [8]. La distinzione conta più del numero di casi.

Michelle Wille, ricercatrice di influenza aviaria all'Università di Melbourne, ha detto che la priorità ora è un'analisi genomica dettagliata di questo e di eventuali futuri rilevamenti [8]. I ricercatori devono stabilire se le infezioni sono episodi separati di salto di specie dagli uccelli o prove di trasmissione tra le otarie. "Questa distinzione sarà decisiva per capire il rischio posto dal virus mentre continua a circolare nella fauna selvatica", ha detto Wille, in una dichiarazione diffusa dal Global Virus Network [8].

Per le persone la valutazione ufficiale non è cambiata. L'Australian Centre for Disease Control continua a considerare basso il rischio per l'uomo e non segnala prove che il virus in circolazione in Australia sia cambiato in modo da infettare più facilmente le persone [8]. L'Organizzazione mondiale della sanità non segnala trasmissione sostenuta da persona a persona [8]. Infezioni umane da H5N1 si sono verificate, il più delle volte dopo contatto con animali infetti o ambienti contaminati [8].

A livello globale l'H5N1 ha infettato una gamma crescente di mammiferi, tra cui otarie e altri mammiferi marini, bovini da latte, gatti e carnivori selvatici [8].

Il conteggio dell'epidemia

L'Australia ha rilevato per la prima volta l'H5N1 negli uccelli marini selvatici a giugno 2026 [8]. Il governo federale ha indicato un totale nazionale di 297 casi confermati al 21 agosto [3]. Al 26 agosto il conteggio degli eventi positivi di sorveglianza sulla fauna selvatica era arrivato a 341 [7]. Al 17 settembre la cifra era di 576 eventi confermati e un evento può coinvolgere uno o più animali [8].

Il bilancio è concentrato sugli uccelli. In South Australia sono morti più di 1.000 sternidi crestati maggiori e in Tasmania più di due dozzine di pinguini minori [1]. Gli sternidi crestati maggiori nidificano in colonie che possono contare migliaia di uccelli, il che facilita la diffusione, ha riferito l'ABC [9]. Non ci sono stati rilevamenti nel pollame australiano né nel sistema di produzione agricola [8].

Un gabbiano argentato risultato positivo a Robe ai primi di agosto è stato importante perché la specie si spinge molto nell'entroterra, portando il virus verso le zone agricole e le città finora risparmiate [1]. A livello globale i numeri sono di altro ordine: Nahid Bhadelia, direttrice del Biothreats Emergence, Analysis and Communications Network della Boston University, ha indicato oltre 633.000.000 di animali morti o abbattuti [10]. L'Australia conta gli eventi, non gli animali, quindi le due cifre non sono confrontabili voce per voce [8].

Come il virus arriva alle otarie e ai delfini

Le otarie si trovano sulla traiettoria del virus per ragioni geografiche. La commissaria veterinaria capo del South Australia, Skye Fruean, ha detto che vivono molto vicino agli uccelli selvatici sugli affioramenti rocciosi della costa [3].

Quegli affioramenti sono condivisi con uccelli che già portano il virus ad alte concentrazioni e Fruean ha detto che le otarie lo incontrerebbero a livelli elevati nel loro ambiente [1][3]. Bill Bateman, professore associato di ecologia comportamentale alla Curtin University, ha scritto su The Conversation che i mammiferi marini probabilmente contraggono il virus dagli uccelli marini malati o morti, mangiandoli o attraverso il contatto con fluidi corporei o acqua e substrato contaminati [4]. Il ceppo attuale può invadere il cervello e il sistema nervoso di un mammifero e i leoni marini sono stati trovati con encefalite prima della morte [5].

I precedenti all'estero sono il motivo per cui i ricercatori tengono alta la guardia. Più di 13.000 cuccioli di elefante marino sono morti sull'isola Heard dopo l'arrivo del virus e in Argentina ne sono morti più di 17.000 di elefante marino del sud [3][5]. La trasmissione diretta da mammifero a mammifero è sospettata nelle morie di mammiferi marini selvatici ma non è stata dimostrata in modo conclusivo [5]. I pinnipedi starnutiscono e tossiscono, il che aiuterebbe il virus a diffondersi [5].

Che cosa succede ora

La priorità di Wille è l'analisi genomica dei rilevamenti attuali e futuri, per cercare mutazioni associate a un migliore adattamento ai mammiferi [8]. Bateman sostiene che ormai non c'è modo reale di fermare la diffusione, dato che l'H5N1 è in Australia, ma che rimuovere le carcasse in sicurezza limita l'esposizione togliendo i serbatoi virali dall'ambiente [4]. La risposta australiana si è basata sulla sorveglianza più che sul contenimento, un approccio che secondo due esperti internazionali interpellati dall'ABC a luglio era la migliore carta del paese [10].

Parte del monitoraggio è volontariato. Lungo la penisola di Fleurieu i volontari del Victor Harbor Dolphin Watch Group cercano delfini con nuoto anomalo o sintomi neurologici [4]. Chi trova uccelli malati o morti non deve maneggiarli né lasciare che bambini e animali domestici si avvicinino, secondo le indicazioni ufficiali [7].

Julie Collins, ministra federale dell'Agricoltura, ha detto in agosto che, una volta che l'influenza aviaria H5 si diffonde nell'ambiente naturale, non è possibile evitare perdite significative [2][3]. La questione aperta resta quella posta da Wille: salti di specie separati dagli uccelli o trasmissione tra mammiferi [8].

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Fonti

12
  1. 01Global Virus Network monitors spreading avian influenza in Australian mammalsEN
  2. 02How does bird flu transmit to mammals?EN
  3. 03H5N1 bird flu jumps to marine mammals and wildlife in AustraliaEN
  4. 04Australia confirms first H5N1 bird flu case in local mammalEN
  5. 05Australia confirms first H5N1 bird flu case in mammalEN
  6. 06Backyard Bird Feeders Drive H5N1 Spread After First Australian Mainland Mammal DeathEN
  7. 07Could your backyard bird feeder be helping spread deadly bird flu?EN
  8. 08Which animals have been infected by H5N1 bird flu in Australia so far?EN
  9. 09International experts say surveilling local birds, marine mammals a 'priority' in bird flu responseEN
  10. 10H5 Bird Flu Spreads to Australian Mammals: Human Risk?EN
  11. 11Bird flu detected in a wild goose near Germany’s border with Poland — RMF24EN
  12. 12Bird flu outbreak strikes Lincolnshire duck farm, triggering poultry cullEN

Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.

I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.

Sara Gallo

Sara Gallo

Scienza e salute

Sara Gallo scrive di scienza e salute per FLASH24, partendo da studi originali, comunicati di enti di ricerca e dati di agenzie sanitarie, senza fermarsi ai titoli. Per ogni articolo controlla campioni, intervalli di confidenza e conflitti di interesse, confrontando i numeri con le serie storiche di ISS ed Eurostat. Segue le revisioni sistematiche in uscita e attende i briefing del ministero della Salute, parlando con ricercatori e clinici prima di pubblicare. La sua formazione in fisica dei materiali e il telescopio che usa nel tempo libero si ritrovano nella cura con cui legge misure e immagini. Non pubblica stime senza fonte primaria.

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