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Google paga un centinaio di editori per le risposte AI, e le cifre sono minuscole

Google sta pagando circa 100 editori digitali quando i loro contenuti alimentano le sue risposte AI. Per diversi siti piccoli e medi il denaro arriva a meno di un decimo dell'uno per cento dei loro ricavi pubblicitari, ha riferito The Information martedì.

Media e internetAnalisiChiara RomanoPubblicato: 1 ottobre 20266 min di letturaFonti 5
Google paga un centinaio di editori per le risposte AI, e le cifre sono minuscole

Le cifre arrivano da The Information, che ha parlato con persone a conoscenza dei test, e cadono male. Un editore entrato all'inizio guadagna più di 1m di dollari l'anno. Un altro, arrivato più di recente, ha incassato da 50.000 a 60.000 dollari. Diversi siti più piccoli hanno ricevuto meno di 1.000 dollari in alcuni mesi.

TNW, che ha riportato i numeri mercoledì dichiarando di non averli verificati in modo indipendente, precisa che il progetto pilota copre AI Overviews, AI Mode e Gemini, e che Google paga in base a quanto ciascuna fonte contribuisce a una risposta. Gli editori hanno detto a The Information che i siti su argomenti di nicchia con un pubblico fedele, come anime e videogiochi, tendono a guadagnare di più. Diversi editori più grandi hanno rifiutato di aderire, sperando che restare fuori spinga Google verso un'offerta migliore.

Questo è l'aggancio alla notizia, e ha solo un giorno. Ma la storia che ci sta sotto è più vecchia e molto più grande: il traffico di ricerca verso gli editori cala da anni, e le risposte AI stanno accelerando la caduta.

Che cos'è davvero il progetto pilota

Digiday ha riportato per primo il sistema il 14 settembre, chiamandolo AI contribution pilot. Jessica Davies e Sara Guaglione hanno scritto che Google paga quando il contenuto di un editore contribuisce "in modo significativo" a una risposta AI. Google ha confermato a Digiday che si tratta di un progetto pilota in fase iniziale, ha detto di stare testando il modo migliore per premiare i contenuti di qualità e ha presentato i pagamenti come aggiuntivi rispetto al traffico e agli strumenti che già fornisce.

Gli editori coinvolti nel pilota hanno detto a The Information che i pagamenti sono difficili da seguire. I guadagni compaiono ogni mese in Google Search Console, ma non è chiaro cosa conti come contributo significativo a una risposta. In altre parole, chi viene pagato non può verificare la formula che lo paga.

The Decoder, riportando la stessa storia mercoledì, ha descritto la forbice senza giri di parole: alcuni blog e siti piccoli e medi ricevono meno dello 0,1 per cento dei ricavi pubblicitari, un editore ha preso da 50.000 a 60.000 dollari in qualche mese, un altro guadagna più di 1m di dollari l'anno, e i siti piccoli hanno ricevuto meno di 1.000 dollari in alcuni mesi. Ha anche notato che i pagamenti possono cambiare da un mese all'altro senza spiegazione.

Quindi il numero del titolo, circa 100 editori, è reale. Lo è anche il caso fuori scala a sette cifre. L'esperienza mediana è più vicina a zero.

Perché gli editori non se ne vanno semplicemente

Perché andarsene non ha funzionato. Gli editori più grandi che hanno rifiutato il pilota scommettono che trattenere i contenuti li porterà a un'offerta migliore, secondo The Information. The Decoder descrive la stessa dinamica come un dilemma del prigioniero: pochi ci guadagnano, i più ottengono poco o nulla, e gli editori che escono mettono poca pressione su Google perché altre fonti riempiono il vuoto. Gli accordi individuali tengono gli editori a negoziare separatamente invece che insieme.

Intanto il fronte del traffico peggiora. Diversi studi mostrano che AI Overviews riduce nettamente le visite al web aperto, ha notato The Decoder. La settimana scorsa l'amministratore delegato di Yahoo, Jim Lanzone, ha detto che i micropagamenti non basteranno mai agli editori, secondo TNW.

Questa combinazione, referral in calo più pagamenti simbolici, è ciò che rende il pilota politicamente esplosivo e non solo deludente.

Il fianco normativo

Le autorità di regolamentazione si stanno già muovendo. A giugno l'autorità britannica per la concorrenza ha stabilito che Google deve consentire agli editori di rinunciare alle sue funzioni di ricerca AI, ha riferito TNW. La Commissione europea sta indagando sull'effetto di quelle funzioni sul traffico web e ha chiesto agli editori se l'opt-out di Google funzioni davvero. The Decoder data l'indagine antitrust della Commissione a dicembre 2025 e scrive che sta esaminando se Google imponga condizioni inique usando i contenuti degli editori per le funzioni AI senza un pagamento adeguato o un modo reale di rinunciare.

Il contenzioso corre in parallelo. Penske Media, che possiede Rolling Stone e Variety, sta citando Google per AI Overviews, secondo TNW. The Decoder nota che gli editori indipendenti hanno presentato un reclamo alla Commissione europea su AI Overviews a luglio 2025, e che Penske ha fatto causa a settembre per il traffico e i ricavi pubblicitari persi. Segnala anche una sentenza di un tribunale tedesco secondo cui AI Overviews è contenuto proprio di Google e non un riassunto di materiale esistente. Se quell'interpretazione si diffonde, gli editori avrebbero una base giuridica per chiedere compensi di licenza ogni volta che il loro lavoro compare in una risposta AI.

L'esposizione di Google su questo fronte non è banale. Tracciare l'esatto contributo di ogni fonte a una risposta sarebbe difficile, forse impossibile; gestire i pagamenti aggiunge costi; e i compensi stessi potrebbero erodere i margini, sostiene The Decoder.

Gli editori fanno anche pressione su Washington. Questa settimana i dirigenti di più di 300 testate hanno fatto lobbying al Congresso per un disegno di legge che vieterebbe i bot AI invisibili, ha riferito TNW. A luglio Cloudflare ha dato ai crawler AI una scadenza a settembre per pagare gli editori o essere bloccati.

"Lo scambio dati attuale tra fornitori e catene di fornitura comporta settimane di scambio di PDF", ha detto Janis Vavere, cofondatore della società lettone di software di ingegneria Trace.Space, in un'intervista separata a Tech.eu pubblicata giovedì.

Quella citazione non ha nulla a che fare con l'economia dell'editoria. È qui per un punto più stretto sul ciclo di notizie della settimana: lo stesso giorno in cui si sezionavano i pagamenti di Google agli editori, Tech.eu riportava che Trace.Space aveva lanciato Trinity, una piattaforma di ingegneria hardware che collega requisiti, test, parametri di progettazione e varianti di prodotto, e dà agli agenti AI accesso a quei dati. L'azienda dice che Trinity copre oggi circa il 40 per cento del ciclo di sviluppo prodotto, contro circa il 10 per cento all'inizio, e punta fino all'80 per cento.

Il denaro si muove altrove

Vale la pena dirlo chiaramente. Mercoledì Flow Engineering, startup di San Francisco fondata tre anni fa che usa agenti AI per allineare i disegni CAD con i requisiti di prodotto e i risultati delle simulazioni, ha annunciato un round di serie B da 50m di dollari su una valutazione di 750m, ha riferito TechCrunch. Il round è stato co-guidato da Antonio Gracias di Valar Equity Partners e Gavin Baker di Atreides Management, con la partecipazione di Sequoia Capital e dell'ex socio di Sequoia Roelof Botha. Botha è entrato nel consiglio di amministrazione.

Flow indica Anduril, Rivian, Joby Aviation, General Motors PPU, RV Tech e Stoke Space come clienti.

Lo stesso giorno OpenAI e Synopsys hanno annunciato di aver firmato una partnership pluriennale per costruire GPT-Synopsys, un modello per la progettazione di chip che girerà sull'infrastruttura di OpenAI, con ricavi condivisi tra le due aziende, secondo The Decoder. L'amministratore delegato di Synopsys Sassine Ghazi ha detto che l'AI potrebbe accelerare sensibilmente il lavoro di progettazione; il cofondatore di OpenAI Greg Brockman ha presentato l'accordo come una via verso chip migliori e un'AI migliore.

Niente di tutto questo è denaro degli editori. È l'altra metà dello stesso spostamento: capitale e sforzo di prodotto che affluiscono verso sistemi AI che consumano dati ingegneristici strutturati, mentre i contenuti web non strutturati che quegli stessi sistemi ingeriscono vengono pagati a un tasso che gli editori descrivono come errore di arrotondamento.

Cosa tenere d'occhio

Tre cose. Primo, se i termini del pilota cambiano: Google non ha pubblicato una formula, e gli editori dicono di non poterla ricostruire da Search Console. Secondo, se l'indagine della Commissione europea produrrà qualcosa di applicabile sull'opt-out, che è il meccanismo che le autorità britanniche hanno già imposto a giugno. Terzo, se la sentenza tedesca che considera AI Overviews contenuto proprio di Google resisterà in appello, perché è la differenza tra un regime di micropagamenti e un regime di licenze.

Per ora l'aritmetica è semplice. Circa 100 editori sono dentro. Diversi piccoli hanno incassato meno di 1.000 dollari in alcuni mesi. Chi resta fuori scommette che sia una posizione negoziale. Chi resta dentro scommette che sia il tetto.

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Fonti

5
  1. 01Google is paying 100 publishers for AI answers, The Information reportsEN
  2. 02Google is paying almost no publishers almost nothing for content used in AI answersEN
  3. 03Trace.Space launches Trinity to tackle hardware engineering's next bottleneckEN
  4. 04Valor, Atreides, and Sequoia back AI startup Flow Engineering at $750M valuationEN
  5. 05OpenAI and Synopsys team up to build an AI model that designs chips like a seasoned engineerEN

Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.

I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.

Chiara Romano

Chiara Romano

IA, modelli e tecnologie

Chiara Romano scrive di tecnologia, IA e modelli, media e internet per FLASH24, partendo da documentazione tecnica, repository e specifiche invece che da comunicati stampa. Per ogni modello o piattaforma che segue controlla versioni, licenze, parametri e benchmark, e verifica i numeri confrontandoli con i dati originali o con test indipendenti. Confronta le schede tecniche tra fornitori, parla con sviluppatori e amministratori di sistema, e tiene d'occhio le finestre di rilascio e le modifiche ai termini d'uso. Fuori dalla redazione gestisce self-hosting e reti domestiche, esperienza che le serve per capire come funzionano davvero i servizi che racconta. Non pubblica una notizia se la fonte primaria non è verificabile.

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