Causa copyright OpenAI: 51 memorie, Brave citata in giudizio e l'UE separa addestramento e risposte
Cinquantuno memorie di amici della corte sono arrivate entro la scadenza del 30 ottobre nel caso In re OpenAI Copyright Infringement Litigation, la causa consolidata contro OpenAI, secondo Publishing Perspectives.

Una dozzina di cause, 51 memorie e un fronte spaccato
La divisione è sbilanciata ma non decisiva: 26 memorie sostengono gli attori, 18 i convenuti e otto sono neutrali.
Le memorie di amici della corte permettono a chi non è parte in causa di chiedere al giudice di ascoltare la sua posizione. Quello che deciderà il giudice Sidney H. Stein definirà quanto gli editori possono chiedere agli sviluppatori di AI per notizie e libri, e quanto le aziende di AI devono pagare per continuare ad addestrarsi su materiale raccolto dal web. Il rischio riguarda anche chi compra strumenti di AI: Adobe dichiara che coprirà le spese legali dei clienti se i contenuti realizzati con i suoi modelli Firefly vengono contestati, secondo i termini contrattuali.
Il caso riunisce più di una dozzina di cause, tra cui quelle avviate dalla Authors Guild e dal New York Times. Il mese scorso entrambe le parti hanno depositato mozioni incrociate per un giudizio sommario. Gli attori sostengono che OpenAI abbia violato il copyright copiando opere per addestrare i suoi modelli, anche da fonti pirata. Aggiungono che anche i risultati prodotti possono violare il diritto d'autore. OpenAI replica che la copia per l'addestramento rientra nel fair use e che i suoi risultati non violano alcun diritto. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha depositato il 4 settembre una Statement of Interest con cui invita la corte a riconoscere il fair use per l'addestramento su opere protette. In ottobre Stein ha escluso dalle prove uno studio secondo cui i libri generati dall'AI stavano soppiantando le opere scritte da esseri umani. OpenAI aveva sostenuto che l'autore dello studio non avesse dichiarato un conflitto di finanziamento; l'autore lo nega e gli attori non si sono opposti alla mozione.
Brave accusata di vendere una porta di servizio alle notizie
Il Chicago Tribune, il New York Times e i giornali di Tribune Publishing Daily News e Orlando Sentinel hanno depositato lunedì cause federali a Manhattan contro Brave Software.
La denuncia definisce Brave "il fornitore, il rivenditore e il distributore di contenuti protetti da copyright rubati", rivenduti ad aziende di AI tra cui Anthropic e Perplexity. Sostiene che Brave abbia scansionato e copiato contenuti da oltre 30.000.000.000 di pagine web senza identificare il proprio crawler né offrire ai proprietari dei siti un modo per bloccarlo. Elenca cinque accuse, che coprono la violazione diretta, contributiva e vicaria del copyright. In un esempio, un utente ha chiesto alla funzione "Ask Brave" gli articoli pubblicati quel giorno nel Daily News. Il chatbot ha elencato i titoli di 35 articoli a pagamento e si è offerto di recuperare il testo integrale di quello scelto dall'utente.
Frank Pine, direttore editoriale di Tribune Publishing e MediaNews Group, ha detto che l'azienda di software ha fatto "una presa in giro delle nostre leggi sulla proprietà intellettuale".
Steven Lieberman, avvocato del Daily News e dei giornali gemelli, ha detto: "Comprare merce rubata di seconda mano non la rende legittima".
L'Europa separa l'addestramento dalle risposte
SecNews ha riferito il 3 novembre di un parere dell'avvocato generale Maciej Szpunar nel caso C-250/25, il primo caso della CGUE su AI generativa e copyright.
Szpunar tratta addestramento e risposta come atti separati. L'uso di opere protette per addestrare modelli linguistici di grandi dimensioni può essere consentito dall'eccezione per il text and data mining prevista dal diritto europeo del copyright, si legge nel parere. Riprodurre espressioni protette quando un chatbot risponde a un utente può costituire violazione a prescindere dalla liceità dell'addestramento. Traccia un'ulteriore distinzione: i fatti contenuti in un articolo di giornale non sono protetti. Lo è l'espressione originale dell'autore, cioè il modo in cui il materiale è organizzato e presentato. Il caso è stato avviato dall'editore ungherese Like Company contro Google Ireland, che secondo la società ha prodotto con Gemini riassunti dei suoi articoli senza autorizzazione.
Cosa succede ora
Un ultimo ciclo di memorie nel caso OpenAI è atteso per il 6 novembre. Saranno poi fissate le discussioni orali davanti a Stein.
Fonti
21- 01Copyright Infringement Lawsuit Against OpenAI Draws More than 50 (Very Illuminating) Amicus Briefs - Publishing PerspectivesEN
- 02Tech company Brave plundered Chicago Tribune's content and resold it to A.I. giants: copyright lawsuit - Chicago TribuneEN
- 03Google Gemini: Possible copyright infringement by AI responses - SecNews.grEN
- 04Adobe pledges to protect customers from copyright lawsuitsEN
- 05Anthropic and Suno Face $338 Million in Music Copyright LawsuitsEN
- 06STAT+: Amid Mass General Brigham layoffs, CEO pens vague letter, stirring staff anxietyEN
- 07Aluminum–Air Generators for Data Centres Face a Metal Logistics TestEN
- 08JD.com darf MediaMarktSaturn übernehmen – mit BedingungenEN
- 09Social media is full of weird video game mashups. Where are they all coming from?EN
- 10With Copyright Complaints, Even Imposters Can Silence Karakalpak ActivistsEN
- 11Elvis’s Ghost Haunts AI: The $41 Million Anthropic Copyright Lawsuit ExplainedEN
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- 17Impatient with Brussels, European capitals forge ahead with social media bans EN
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- 19Media rights squeeze, US investment and AI tech: The sports business trends from Sportel 2026EN
- 20#0117 The AI Image Prosecution Case and the Blind Spot of Side Hustles Exposed by CopyrightEN
- 21Google Cloud and NVIDIA Announce General Availability of NVIDIA Vera Rubin InfrastructureEN
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