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I prezzi dell'energia comprimono l'industria europea, i datacenter spingono i costi elettrici negli Stati Uniti

L'energia all'ingrosso nella più grande rete americana è salita del 75,5 per cento in un anno. In Europa Playmobil ha chiuso la produzione delle statuine in Germania e le vendite di pompe di calore sono cresciute del 17 per cento.

CongiunturaAnalisiDott. Elena RicciPubblicato: 28 settembre 20264 min di letturaFonti 3
I prezzi dell'energia comprimono l'industria europea, i datacenter spingono i costi elettrici negli Stati Uniti

L'elettricità all'ingrosso in PJM Interconnection, il più grande mercato elettrico statunitense, è costata 136,53 dollari per megawattora nel primo trimestre del 2026, contro 77,78 dollari un anno prima. Un aumento del 75,5 per cento.

Secondo Monitoring Analytics, l'organismo di vigilanza ufficiale della rete, la crescita del carico dei datacenter è la ragione principale della scarsità di offerta, dei prezzi alti e della domanda prevista che continua a spingerli verso l'alto. Il market monitor non ha dubbi sulla causa, e il suo rapporto, pubblicato giovedì 14 maggio, non si ferma alla diagnosi. "Se non fosse per la crescita dei data center, sia reale sia prevista, il mercato della capacità non avrebbe visto le stesse condizioni di offerta tesa rispetto alla domanda", si legge. Gli effetti sui prezzi per i clienti "sono stati molto grandi e non sono reversibili" e diventeranno maggiori se il problema del carico dei datacenter non verrà affrontato in tempi rapidi. PJM serve in tutto o in parte 13 stati e il District of Columbia, inclusa la Virginia settentrionale, dove si trova il cluster di datacenter più denso del mondo.

PJM ha dichiarato a The Register di lavorare con gli stati e le aziende membri sugli impatti per i consumatori, citando tetti di mercato, progetti di trasmissione e riforme delle regole del mercato all'ingrosso. Monitoring Analytics vuole qualcosa di più semplice: i datacenter dovrebbero portare la propria generazione. Sostiene che l'asta di backstop una tantum proposta "sposterebbe in genere un rischio significativo su altri clienti PJM" e che gli utenti residenziali, commerciali e industriali "non dovrebbero essere trattati come una fonte gratuita di assicurazione, o garanzia, o finanziamento per i data center".

Il conto dell'Europa è diverso, e più vecchio

Da questa parte dell'Atlantico il dolore non è nuovo. È strutturale, e ora si vede nelle chiusure di fabbriche.

Playmobil ha cessato tutta la produzione di statuine in Germania, chiudendo lo stabilimento di Dietenhofen in Baviera e concentrando la produzione nei siti esistenti a Malta e nella Repubblica Ceca. Circa 350 posti di lavoro sono coinvolti. L'ultimo turno si è concluso questa settimana, con i dipendenti rimanenti in congedo retribuito prima della chiusura ufficiale alla fine di giugno, ha riferito Brussels Signal il 24 giugno. Il gruppo Horst Brandstätter, proprietario di Playmobil, ha citato i costi di produzione in forte aumento in Germania, indicando i prezzi elevati dell'energia insieme ai salari elevati e ai costi accessori del lavoro. I sindacati hanno definito la mossa una "catastrofe" per la regione. L'azienda affronta da anni vendite in calo e pressione finanziaria, ma il management è stato chiaro: l'ambiente dei costi era diventato insostenibile per lo stampaggio a iniezione di plastica a forte intensità di manodopera. Le funzioni amministrative e logistiche restano in Germania. I numeri reali no.

I prezzi dell'elettricità per le famiglie tedesche restano tra i più alti al mondo, attualmente quinti a livello globale e secondi tra le principali nazioni industriali, secondo Brussels Signal. I processi a forte intensità energetica sono esposti dalla crisi energetica del 2022 nonostante i parziali sgravi governativi. La testata collega la pressione a un rapido allontanamento dal nucleare e dal carbone senza sufficienti alternative di carico di base, più burocrazia e costi salariali, un mix che alcuni economisti descrivono come deindustrializzazione strisciante.

Le famiglie stanno cambiando, in modo disomogeneo

I consumatori, almeno, rispondono ai segnali di prezzo. Le vendite residenziali di pompe di calore sono cresciute del 17 per cento su base annua in 11 paesi europei nel primo trimestre del 2026, secondo l'European Heat Pump Association. Tra gennaio e marzo sono state vendute circa 575.000 unità, contro 494.000 un anno prima. Francia, Germania e Polonia hanno registrato in media una crescita del 25 per cento. Gli esperti nazionali indicano i prezzi dell'energia in aumento e l'insicurezza energetica dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran il 2 marzo, che ha spinto bruscamente al rialzo i prezzi di gas e petrolio.

La media è stata trascinata verso il basso dall'Austria, dove le vendite sono calate del 30 per cento per l'assenza di sussidi governativi. Quel dettaglio conta più del titolo. Suggerisce che il mercato delle pompe di calore non cavalca semplicemente uno shock dei prezzi; è sensibile al sostegno politico, che può svanire.

Paul Kenny, direttore generale dell'EHPA, ha detto che la Commissione europea ha delineato riduzioni di IVA e imposte e schemi di leasing sociale per le famiglie a basso reddito nel suo piano per la crisi energetica, e ha chiesto ai governi dell'UE di attuarli rapidamente.

"Se il tuo servizio di streaming raddoppiasse il prezzo e poi bloccasse i film, ne troveresti uno migliore", ha detto Kenny. "I consumatori hanno capito che le pompe di calore sono la soluzione quando gas e petrolio sono erratici nel prezzo e nell'approvvigionamento."

Studi pubblicati nel 2024 hanno rilevato che le combinazioni di pompe di calore e solare diventano più economiche del riscaldamento a gas entro 11-14 anni, e che le pompe di calore aria-aria sono tra le opzioni di riscaldamento residenziale più economiche con o senza solare. In Germania, il sentimento pubblico e politico sulla politica delle pompe di calore è rimasto volatile nonostante il largo sostegno alla tecnologia, ha riferito pv magazine il 4 maggio.

Due continenti, due versioni dello stesso problema. In PJM, lo shock della domanda ha un nome e una curva di crescita, e il market monitor può quantificarlo. In Europa, lo shock è più vecchio, diffuso tra mercati del gas, del petrolio e dell'elettricità, e si manifesta come impianti chiusi e bilanci familiari in mutamento più che come un singolo numero annuo. Ciò che li unisce è chi paga. Monitoring Analytics avverte che senza cambiamenti strutturali i clienti esistenti assorbono il costo del nuovo carico. I 350 lavoratori di Playmobil in Baviera sono l'altro capo di quella frase. E il calo del 30 per cento delle pompe di calore in Austria ricorda che quando il sostegno politico viene ritirato, i segnali di prezzo da soli non sempre portano avanti la transizione.

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Fonti

3
  1. 01Datacenters slurping juice help drive 75% jump in PJM power pricesEN
  2. 02High energy prices force Playmobil to end production in GermanyEN
  3. 03Heat pump sales rise 17% across Europe in Q1 as energy prices surgeEN

Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.

I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.

Dott. Elena Ricci

Dott. Elena Ricci

Economia, business e mondo

Elena Ricci segue per FLASH24 economia, mondo e congiuntura, partendo dai dati grezzi di Eurostat, FMI e istituti nazionali, e non manda in pagina una cifra senza averla ricontrollata almeno due volte. Per la desk congiuntura confronta trimestre su trimestre i bilanci delle principali aziende tecnologiche e verifica le serie storiche su almeno due fonti indipendenti. Attende le pubblicazioni mensili di inflazione e ordini industriali, e nel frattempo sente analisti e uffici studi per capire dove sta andando il ciclo. Lo stesso interesse per i numeri delle big tech la porta a usare una cargo bike per gli spostamenti in città: peso, consumi e costi di gestione li misura come farebbe con un conto aziendale. Non pubblica stime non riconciliate con i documenti originali.

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