Il 3,6% del PIL americano finisce nell'infrastruttura per l'AI. Oracle lancia un segnale di rischio
Secondo un economista, negli Stati Uniti l'espansione dell'AI assorbe l'equivalente del 3,6% del prodotto interno lordo. Oracle si tutela per via legale in caso di ritardo del suo progetto di punta, il data center in New Mexico.

La spesa per l'infrastruttura dell'intelligenza artificiale non è più una questione solo tecnologica. In un'analisi pubblicata da heise.de, l'economista Stijn Van Nieuwerburgh stima che negli Stati Uniti all'espansione dell'AI venga destinato, sull'arco degli anni, l'equivalente del 3,6% del prodotto interno lordo.
Chi paga
I data center li costruiscono ancora gli hyperscaler e le grandi aziende tecnologiche. Per loro, però, finanziarli di tasca propria è sempre più difficile, scrive Van Nieuwerburgh. Fino al 2024 Oracle, Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta guadagnavano almeno il doppio di quanto spendevano. Nel 2026 il rapporto si invertirà: gli investimenti supereranno i ricavi. Cresce così la quota di capitale esterno e con essa il rischio.
L'economista vede somiglianze con i boom precedenti. Una tecnologia di uso generale impone investimenti complementari in una grande rete fisica, il cui ritorno dipende da una domanda incerta. La differenza è l'invecchiamento rapido dell'hardware acquistato in massa: il finanziamento dell'infrastruttura è distribuito su anni, mentre le schede grafiche possono perdere valore molto più in fretta. Van Nieuwerburgh ammette che l'analisi del boom dell'AI gli ricorda la crisi dei mutui e segnala che il rischio è sempre meno trasparente.
Il caso Oracle
Il giorno prima gli investitori avevano ricevuto un segnale concreto. Come ha riferito Bloomberg, Oracle ha inviato a STACK Infrastructure, società controllata da Blue Owl Capital, una cosiddetta notifica di forza maggiore legata al data center Project Jupiter in New Mexico. Il portavoce di Oracle Michael Egbert ha sostenuto che progetti di questa scala ricorrono spesso a simili notifiche e che la lettera di per sé non stabilisce un ritardo né modifica le attese sulla data di consegna del progetto. L'azienda sostiene che Project Jupiter procede secondo il calendario.
Il mercato ha reagito con nervosismo: giovedì nel pomeriggio il titolo Oracle ha perso circa il 4%. L'analista di RBC Capital Markets Rishi Jaluria ha scritto in un report che la notifica «indica un cambiamento nella valutazione interna del rischio di realizzazione del progetto, sufficiente perché la società cerchi una tutela legale». Il problema è misurabile. Nel primo trimestre Oracle ha investito 28,5 miliardi di dollari, contro 8,5 miliardi un anno prima, e mantiene la previsione di 90-95 miliardi di dollari per l'esercizio 2027. Senza l'entrata in funzione delle nuove capacità non potrà trasformare in ricavi il portafoglio ordini in crescita.
Oracle mostra come funziona questa aritmetica nella pratica. Nel primo trimestre la società ha investito 28,5 miliardi di dollari, contro 8,5 miliardi un anno prima, e per l'esercizio 2027 prevede 90-95 miliardi di dollari. Allo stesso tempo ha inviato a STACK Infrastructure, controllata da Blue Owl Capital, una notifica di forza maggiore sul progetto del data center Jupiter in New Mexico. Oracle sostiene che la costruzione procede secondo i piani e che lettere del genere sono normali nel settore. L'analista di RBC ha però valutato che il segnale cambia la percezione del rischio di esecuzione, e il titolo ha perso il 4%.
Il paragone con il mercato dei mutui del 2008 non è una profezia, ma indica un meccanismo. Quando un investimento è finanziato in misura crescente con debito esterno e il suo componente principale si consuma in fretta, la sensibilità dell'intero sistema cresce insieme alla sua dimensione.
Fonti
2- 01Analyse: In KI-Ausbau der USA fließen über Jahre 3,6 % des BIPDE
- 02甲骨文为数据中心延期风险留后路,发出“不可抗力”通知引华尔街质疑ZH
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I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.
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