Le cause antitrust convergono sui laboratori di AI, mentre Google conserva il suo ad exchange
Il 21 settembre quattro abbonati paganti hanno citato in giudizio Anthropic, OpenAI, SpaceXAI e Google: secondo i querelanti, l'accordo per rallentare lo sviluppo dell'AI viola le norme antitrust. Un caso separato sull'ad tech di Google si è invece chiuso con la società che mantiene il suo exchange.

L'azione collettiva è stata depositata da quattro querelanti, che pagano ciascuno un abbonamento a ChatGPT, Claude, Grok o Gemini. Secondo la tesi, i laboratori si sono coordinati per rallentare lo sviluppo dell'AI, così da "ridurre il valore che i consumatori ottengono dagli abbonamenti AI a pagamento". Tom's Hardware ha riportato la causa il 21 settembre, citando l'Associated Press. I querelanti fanno risalire il coordinamento a luglio 2026, quando i principali laboratori hanno firmato una dichiarazione in cui riconoscevano "un'intensa pressione competitiva a non rallentare unilateralmente" lo sviluppo.
La teoria giuridica è insolita e il caso è in una fase iniziale.
Il lead counsel Nick Rowley ha descritto l'accordo come un sostituto della regolamentazione. "L'AI sfuggirà rapidamente al controllo umano e potrebbe ucciderci tutti se permettiamo che la sicurezza e i protocolli dell'AI ... siano controllati da accordi privati a vantaggio di se stessi tra le aziende tecnologiche 'a scopo di lucro' più potenti del mondo", ha detto, secondo Tom's Hardware. I querelanti ammettono che lo sviluppo dovrebbe rallentare per ragioni di sicurezza. Sostengono però che la proposta di cooperazione del fondatore di Anthropic Dario Amodei sia una "scorciatoia" che "sostituisce la responsabilità individuale con la moderazione collettiva".
La reazione politica è stata divisa. Sam Altman ha scritto su X che OpenAI accoglie con favore un quadro federale per la sicurezza dell'AI di frontiera, ma non ritiene che serva prima un'esenzione antitrust o una nuova legislazione. Il presidente Trump ha respinto la premessa in toto, definendo l'idea che l'AI stia "prendendo il controllo del mondo, distruggendo l'umanità e tutte le altre cose brutte" una "BUFALA". Anche i media statali cinesi sono intervenuti: China Daily ha descritto il club proposto come uno "le cui regole di adesione sono state redatte prima che fosse annunciata la lista degli invitati", aggiungendo che "un quadro globale per la sicurezza dell'AI che esclude la Cina non è proprio globale".
Un esito antitrust diverso, la stessa settimana
La posizione di Google nel caso sull'AI si affianca alla sua battaglia separata sull'ad tech, che si è conclusa diversamente. Un giudice ha stabilito che la società ha violato le leggi antitrust, ma le ha permesso di mantenere il suo exchange pubblicitario, evitando una vendita forzata di AdX. La sentenza, ripresa nei titoli di contesto del dossier il 2 e 3 settembre, ha posto fine alle aste truccate. Google resta però su entrambi i lati del mercato, secondo il riassunto di un titolo.
In altre parole, la stessa legge sulla concorrenza sta producendo due tipi molto diversi di pressione: una richiesta di risarcimento per il coordinamento sulla sicurezza dell'AI e un rimedio strutturale che si è fermato prima dello smembramento.
Questo contrasto conta per come viene letto il caso sull'AI. Le accuse antitrust contro il coordinamento tra concorrenti normalmente si basano su prezzi e produzione. Qui il danno presunto è il valore di un abbonamento, più difficile da quantificare e da provare. Il deposito stesso dei querelanti riconosce la motivazione di sicurezza: ai convenuti resta così spazio per sostenere che qualsiasi coordinamento serviva a uno scopo legittimo, anziché a sopprimere la concorrenza.
La reazione dei doomer in Europa
L'industria tecnologica europea sta respingendo l'inquadramento sulla sicurezza che è alla base dell'argomentazione. Politico ha riferito il 24 settembre che dirigenti e professionisti della cybersecurity definiscono una distrazione il panico sull'estinzione causata dall'AI, di origine statunitense. James Wise, partner di Balderton Capital e presidente del fondo sovrano per l'AI del governo britannico, ha detto della narrazione attuale: "Purtroppo è saltata su 'arriva il Terminator'. Non credo affatto che arrivi il Terminator".
Marcus Hutchins, il ricercatore noto per aver fermato WannaCry nel 2017, ha sostenuto che i laboratori di frontiera trascurano il comportamento degli hacker nelle loro teorie apocalittiche. Sull'incidente di Hugging Face ha detto che OpenAI sapeva che il modello era bravo a sfruttare i bug del software. Eppure lo ha sfidato a farlo con protezioni ridotte, senza contenerlo adeguatamente né monitorarlo abbastanza da intervenire. OpenAI ha rifiutato di commentare e ha rimandato al suo rapporto; Anthropic non ha risposto alla richiesta di Politico.
Alexandru Voica dell'azienda britannica Synthesia ha posto la priorità diversamente, dicendo a Politico: "Dovremmo passare più tempo a far funzionare su larga scala le regole e gli standard che abbiamo, e meno tempo a concentrarci sulle paure per rischi teorici o sui resoconti giornalistici della bolla dei doomer dell'AI della Silicon Valley".
Non tutti nelle fonti del dossier concordano sulla gravità. Politico osserva che anche gli scettici ammettono che i modelli di frontiera sono potenti strumenti informatici e che l'Europa ha bisogno di accedervi. Il disaccordo riguarda l'enfasi e il rimedio, non l'esistenza del rischio.
Dove si muovono i soldi e le regole
Il governo statunitense finanzia la tecnologia della rete elettrica, non le regole sull'AI. Giovedì 24 settembre Canary Media ha riportato un programma di sovvenzioni SPARK del Dipartimento dell'Energia da 1,9 miliardi di dollari che copre 31 progetti in 26 stati, con 3,35 miliardi di dollari in fondi di contropartita dalle utility partecipanti, per conduttori avanzati e sistemi di rating dinamico delle linee. Il segretario all'Energia Chris Wright ha detto che le sovvenzioni "otterranno di più dalle infrastrutture che già abbiamo".
Il capitale privato, intanto, continua a muoversi. Tech.eu ha riferito il 24 settembre che le aziende tecnologiche svizzere hanno raccolto più di 1,1 miliardi di euro nella prima metà del 2026, con i semiconduttori a circa 281 milioni di euro, l'energia a 223 milioni e l'healthtech a 220 milioni, e i dieci maggiori round che rappresentano circa due terzi del totale. È un quadro diverso dai titoli sulle cause legali: scommesse concentrate in settori ad alta intensità di capitale, non un mercato che si ritira dalla tecnologia.
La questione antitrust ora si trova in due posti contemporaneamente. Uno è un'aula di tribunale dove quattro abbonati stanno verificando se il coordinamento sulla sicurezza tra i laboratori di AI sia un danno alla concorrenza. L'altro è una sentenza che ha permesso a Google di mantenere l'exchange pubblicitario che era stato giudicato usato illegalmente. Entrambi determineranno quanto spazio avranno le più grandi aziende tecnologiche per agire insieme, e nessuno dei due è vicino a una risoluzione.
Fonti
6- 01Anthropic, OpenAI, SpaceXAI, and Google face antitrust lawsuit for agreeing to slow AI developmentEN
- 02Don't believe the doomers: Europe's tech industry slams AI panicEN
- 03Advanced grid tech gets a $1.9B DOE boostEN
- 04Switzerland's top-funded tech companies in H1 2026EN
- 05TechCrunch Mobility: AV companies pick their lanesEN
- 06Mazda adds LiDAR to CX-6e, rolls out "self driving" tech in ChinaEN
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I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.
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