La stretta sui prezzi dell'energia in Europa: l'industria taglia mentre i carburanti costano di più
La scorsa settimana il prezzo medio nazionale della benzina in Australia è salito di oltre 10 centesimi al litro, a 237,5 centesimi, secondo i dati pubblicati lunedì. Lo shock energetico globale continua a farsi sentire nelle economie industriali.

Lunedì il live blog australiano del Guardian ha riferito che il prezzo medio nazionale della benzina è salito di oltre 10 centesimi al litro in una settimana, fino a 237,5 centesimi, citando l'Australian Institute of Petroleum. Il diesel è aumentato di oltre 13 centesimi, a 286,7 centesimi. L'articolo, aggiornato il 28 settembre, collega il balzo alle interruzioni dell'offerta di greggio e agli attacchi ucraini contro le raffinerie russe. Shane Oliver, capo economista di AMP, ha avvertito che la benzina potrebbe superare 2,70 dollari al litro.
Questo riguarda un solo mercato nazionale. Ma la stessa pressione si vede in tutta Europa.
Il problema dell'Europa non è un singolo numero. È una stretta composta: costi all'ingrosso dell'energia elevati, fabbriche che decidono che produrre in Europa non conviene più e un apparato politico che continua a discutere di sussidi mentre la base industriale si riduce in silenzio. Solo nell'ultima settimana i titoli dal continente sono stati dominati da chiusure di impianti, avvertimenti sui prezzi e dal fatto scomodo che le aziende chiamate a costruire il futuro clean-tech europeo comprano sempre più spesso le loro attrezzature in Cina.
I carburanti costano di più mentre la domanda resta piatta
L'Australia è un indicatore utile, non perché il suo mercato sia identico a quello tedesco o italiano, ma perché mostra quanto in fretta uno shock dell'offerta si trasferisca sui bilanci delle famiglie e poi sulle decisioni delle banche centrali. Secondo la diretta del Guardian, la Reserve Bank of Australia dovrebbe alzare il tasso di riferimento dal 4,25% al 4,6% nella riunione di martedì, il quarto aumento quest'anno. La logica è semplice: i carburanti trainano i costi di beni e servizi, l'inflazione resta rigida e i tassi salgono.
Gli economisti citati nello stesso servizio hanno legato il rialzo del greggio al conflitto in corso tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran e agli attacchi ucraini alla capacità di raffinazione russa. Non sono eventi europei, ma fissano il prezzo al quale l'industria europea compra la sua energia. E quel prezzo è alto da abbastanza tempo perché le decisioni diventino strutturali e non più cicliche.
Un esempio recente: il 27 settembre Inspenet ha riferito che Ineos chiuderà tre stabilimenti chimici a causa degli alti costi energetici. È una riga in un ciclo di notizie affollato, ma è il tipo di riga che conta. Quando un'azienda chimica chiude capacità in Europa, non aspetta il prezzo del gas del prossimo trimestre. Decide che la struttura dei costi di lungo periodo non funziona.
I prezzi del solare salgono, ma salgono anche quelli dei moduli
Il versante delle energie pulite non è immune. Il 25 settembre pv magazine ha riferito che Growatt, produttore cinese di inverter e sistemi di accumulo, alzerà i prezzi di inverter stringa, inverter ibridi e per accumulo, armadi di accumulo commerciali e industriali e sistemi residenziali di circa il 5% al 10% dall'8 ottobre. L'azienda ha attribuito la decisione ai maggiori costi delle materie prime, all'offerta più tesa dei componenti chiave e all'aumento delle spese di produzione.
Prima c'era stata Sungrow, che aveva già applicato aumenti di circa il 5% al 15% su diverse categorie di inverter solari dal 20 settembre, secondo la stessa breve di pv magazine. Le due mosse insieme indicano che la pressione sui costi non riguarda solo petrolio e gas. Si sta muovendo lungo la filiera elettrica da cui l'Europa dipende per la sua transizione energetica.
Negli Stati Uniti il quadro è ancora più netto. Anza, azienda di dati sul solare e sull'accumulo, prevede un balzo di almeno il 40% dei prezzi dei moduli solari statunitensi dopo l'entrata in vigore, il 4 dicembre, di un dazio della Sezione 232 sui prodotti in polisilicio, ha riferito pv magazine il 26 settembre. Il prezzo mediano dei moduli importati era di 0,27 dollari al watt prima del proclama del 7 agosto e ora è di 0,38 dollari al watt per le consegne dopo il 4 dicembre tra i fornitori che hanno già ritoccato i listini. Il consiglio di Anza agli sviluppatori è di muoversi subito: assicurarsi i moduli già presenti negli Stati Uniti, accelerare le importazioni o cambiare strategia di approvvigionamento.
"Gli sviluppatori devono capire cosa è disponibile ora, a quale prezzo e a quali condizioni, e muoversi rapidamente sulla strategia più sensata per il loro progetto", ha detto Aaron Hall, presidente di Anza, in una dichiarazione ripresa da pv magazine.
Il caso statunitense non è quello europeo, ma il meccanismo è lo stesso. Barriere commerciali, vincoli di offerta e costi delle materie prime spingono tutti nella stessa direzione. Per gli sviluppatori europei la complicazione in più è che l'UE cerca allo stesso tempo di costruire una base produttiva interna e di mantenere l'energia accessibile. I due obiettivi non sempre sono compatibili.
Il produttore che in Europa non ha venduto nulla
Il dato più clamoroso della settimana arriva da ASML, l'azienda olandese che è la maggiore d'Europa per capitalizzazione di mercato e l'unico fornitore al mondo di sistemi di litografia a ultravioletti estremi. Il 25 settembre Tom's Hardware ha riferito che ASML non ha venduto alcuna attrezzatura di litografia in Europa nel 2026. L'Europa ha rappresentato l'1% dei ricavi di ASML nel 2025, il 5% nel 2024, il 4% nel 2023 e il 2% nel 2022. Nei primi due trimestri del 2026 è stata lo 0%.
"In Europa non stiamo vendendo assolutamente nulla", ha detto Frank Heemskerk, vicepresidente esecutivo di ASML per gli affari pubblici, intervenendo a un panel al De Balie di Amsterdam. "Perché l'Europa non investe e perché in Europa non si costruiscono fabbriche di chip. È davvero preoccupante."
La tesi di Heemskerk è che l'Europa si è concentrata sul sussidiare l'offerta, sotto forma di costruzione di fabbriche, senza fare abbastanza per garantire la domanda di chip prodotti in Europa. "Dovremmo fare molto di più per creare domanda", ha detto, aggiungendo che ASML sta parlando con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di come sfruttare il potere di mercato europeo.
La stessa settimana, il Chip Industry Week In Review di SemiEngineering, pubblicato il 25 settembre, ha rilevato che il Dipartimento del Commercio statunitense ha emesso una regola temporanea che limita l'accumulo di scorte di polisilicio e dei suoi derivati in vista dell'entrata in vigore delle misure della Sezione 232 il 4 dicembre. Ha anche riferito che le autorità cinesi stanno esaminando l'uso della tecnologia di networking di Broadcom nei data centre statali e che la SIA afferma che la Cina punta all'80% di autosufficienza nei chip entro il 2030, con un vantaggio di prezzo del 20% per i prodotti nazionali qualificati negli appalti pubblici.
Non sono storie sull'energia in senso stretto. Ma sono vicine all'energia nel modo che conta. Le fabbriche di chip sono tra le strutture più energivore mai costruite. Se l'Europa non le costruisce, non perde solo la corsa ai semiconduttori. Perde anche la domanda che giustificherebbe nuove infrastrutture elettriche.
La discussione politica che non si è chiusa
L'industria tecnologica europea, intanto, respinge una narrativa diversa. Il 24 settembre POLITICO ha riferito che i leader tech europei e gli esperti di cybersicurezza rifiutano con voce sempre più forte gli avvertimenti statunitensi sui rischi di estinzione legati all'AI. "Purtroppo si è arrivati al Terminator sta arrivando", ha detto James Wise, partner di Balderton Capital e presidente del fondo sovrano per l'AI del governo britannico. "Non credo affatto che il Terminator stia arrivando."
Il dibattito sull'AI può sembrare lontano dai prezzi dell'energia, ma i due temi sono legati dalla stessa domanda: dove va adesso l'investimento industriale europeo? I data centre hanno bisogno di elettricità. I prezzi dell'energia in Europa sono alti. L'articolo di POLITICO nota che lunedì i leader di 22 nazioni hanno adottato una dichiarazione secondo cui l'AI deve restare sotto direzione, supervisione e controllo umani. Non dice chi paga l'elettricità.
La storia europea sta in quel divario tra dichiarazioni politiche e realtà industriale. La Commissione europea è stata attiva: ha adottato una dichiarazione sull'AI, è in trattative con ASML su misure dal lato della domanda e ha avvertito che le restrizioni statunitensi alle esportazioni di diesel potrebbero aggravare le pressioni sui prezzi energetici in Europa, secondo un rapporto del 24 settembre citato di recente. Ma le chiusure di impianti continuano, i prezzi dei carburanti continuano e i produttori continuano a cercare la crescita altrove.
Il 26 settembre El Pais ha pubblicato un lungo articolo sull'industria delle biciclette elettriche che, letto con attenzione, parla dello stesso problema. Secondo l'articolo, i produttori europei hanno perso la capacità di spiegare i loro prodotti in modo semplice e ora dipendono dai motori cinesi di Avinox, una controllata di DJI. "La Cina ha vinto la battaglia", ha detto al giornale il responsabile di un marchio spagnolo di biciclette. Il parallelo non è perfetto, ma lo schema è noto: l'industria europea eccelle nell'ingegneria, fatica nella narrazione commerciale e poi si ritrova a comprare all'estero il componente critico.
I prezzi dell'energia sono lo sfondo di tutto questo. Non sono l'unica ragione per cui Ineos chiude impianti o ASML non vende nulla in casa. Ma sono la ragione per cui ogni altra decisione diventa più difficile. E con il greggio ancora elevato, la pressione non si allenta.
Fonti
7- 01Australia news live: fuel prices rise ahead of interest rate decisionEN
- 02Chinese PV Industry Brief: Growatt raises inverter, battery prices by up to 10%EN
- 03Anza expects at least a 40% spike in U.S. solar module prices after Section 232EN
- 04ASML says it sold 'absolutely nothing' in Europe in 2026EN
- 05Chip Industry Week In ReviewEN
- 06Don't believe the doomers: Europe's tech industry slams AI panicEN
- 07Las bicicletas eléctricas se pasan de potenciaES
Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.
I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.
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