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Il tribunale di Aquisgrana ordina a Google di fermare tre testi falsi della modalità AI su un medico

Il tribunale regionale di Aquisgrana ha ordinato a Google il 24 settembre 2026 di smettere di diffondere tre testi falsi della modalità AI su un medico. Ha deciso in via d'urgenza e ha minacciato multe fino a 250.000 euro per ogni violazione.

IA e modelliSpiegatoChiara RomanoPubblicato: 7 novembre 20264 min di letturaFonti 25
Il tribunale di Aquisgrana ordina a Google di fermare tre testi falsi della modalità AI su un medico

Il medico aveva lavorato come primario e professore di neuroradiologia fino alla fine di giugno 2026. Il 28 agosto un collega lo ha avvertito: la modalità AI di Google spiegava il suo addio citando un presunto abuso sessuale ai danni della sua segretaria. Le ricerche su "sospensione", "licenziamento" e "procedimenti giudiziari" restituivano ricostruzioni dettagliate, lunghe più paragrafi, con tanto di strascichi giudiziari inventati. L'AI aveva preso vicende che riguardavano un altro ex professore universitario e le aveva attribuite a lui. Lo ha stabilito il tribunale di Aquisgrana dai propri atti, perché il procedimento penale era stato avviato contro un'altra persona.

Il medico ha raccontato lo scambio di persona nel dettaglio alla fine di agosto e ha chiesto a Google via email di rimuovere i contenuti. A metà settembre Google ha risposto che non avrebbe fatto nulla. Anche una diffida formale inviata lo stesso giorno non ha prodotto effetti. Google ha confermato di averla ricevuta, ma secondo il tribunale i testi falsi generati dall'AI erano ancora online. Il tribunale ha quindi vietato l'ulteriore diffusione delle tre varianti contestate con una decisione datata 24 settembre 2026. Le affermazioni potevano danneggiare gravemente la sua reputazione professionale, così ha agito in via d'urgenza senza prima ascoltare Google. Ogni violazione comporta una multa fino a 250.000 euro.

La sentenza di Monaco dietro la decisione di Aquisgrana

A fine maggio il tribunale regionale I di Monaco aveva stabilito, in un caso molto seguito, che Google è direttamente responsabile dei contenuti dei riassunti di ricerca generati dall'AI. Il tribunale ha vietato a Google di diffondere affermazioni false su due editori con sede a Monaco. Gli AI Overviews di Google avevano collegato gli editori a truffe, trappole di abbonamento e pratiche commerciali poco chiare, confondendoli con altre aziende e traendo collegamenti assenti da ogni fonte linkata. Per il tribunale gli AI Overviews non sono semplici risultati di ricerca ma affermazioni proprie di Google, e l'azienda è quindi un'infrattrice diretta. La motivazione: solo Google ha influenza sull'offerta dell'AI e sugli algoritmi su cui opera.

Il tribunale di Monaco ha anche respinto l'argomento di Google secondo cui gli utenti potevano verificare da soli le fonti linkate. Ha affermato che la possibilità di smentire un'affermazione con ulteriori ricerche non esonera regolarmente Google dalla responsabilità. La Corte federale di giustizia tedesca aveva attribuito ai motori di ricerca tradizionali solo una responsabilità indiretta, perché si limitano a rendere reperibili contenuti di terzi. Aveva anche avvertito che un obbligo proattivo di controllare i risultati metterebbe a rischio il funzionamento dei motori di ricerca. Il tribunale di Monaco ha ritenuto che quel ragionamento non si applichi agli AI Overviews, che producono affermazioni indipendenti, nuove e sostanziali valutando e combinando contenuti di siti terzi.

Il tribunale di Aquisgrana si è basato esplicitamente su quel ragionamento. Il caso di Monaco riguardava gli AI Overviews, i riassunti in cima ai risultati di ricerca. Il caso di Aquisgrana riguardava la modalità AI, la funzione di ricerca conversazionale di Google. Ars Technica ha riferito che oggi la maggior parte delle ricerche restituisce un AI Overview in cima e che Google continua a spingere gli utenti verso la modalità AI. Entrambi i tribunali hanno trattato il testo generato dall'AI come un'affermazione di Google, non come un link a contenuti di terzi.

Google ha chiuso il caso di Monaco con un accordo, senza una pronuncia di grado superiore

Google ha annunciato pubblicamente un appello contro la sentenza di Monaco ma non lo ha mai portato fino a una decisione. Il caso si è chiuso con un accordo, quindi nessun tribunale superiore si è pronunciato sul ragionamento di Monaco. The Decoder ha riferito che non si sa se ci siano stati pagamenti e che né Google né l'editore coinvolto hanno voluto commentare. Il tribunale ha anche declinato di pronunciarsi sulla portata più ampia della propria sentenza oltre quel caso specifico.

Il tribunale di Aquisgrana ha citato il ragionamento di Monaco nonostante l'accordo. Il suo provvedimento è un'ingiunzione e non è definitivo. Google può impugnarlo.

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Fonti

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  1. 01Landmark German ruling declares Google's AI Overviews are Google's own words and makes it liable for false answersEN
  2. 02Two German courts now hold Google liable for what its AI overviews sayEN
  3. 03Google's AI overviews reinforce some conspiracy theories – new researchEN
  4. 04Google will let schools skip AI tools, but they have to give up search, tooEN
  5. 055 Google Messages settings you might want to disableEN
  6. 06Tesla deemed liable for fraud after Solar Roof ‘experiment’ on a homeEN
  7. 07KI im All: Google-Satellit sendet erstes Gedicht aus dem OrbitEN
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Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.

I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.

Chiara Romano

Chiara Romano

IA, modelli e tecnologie

Chiara Romano scrive di tecnologia, IA e modelli, media e internet per FLASH24, partendo da documentazione tecnica, repository e specifiche invece che da comunicati stampa. Per ogni modello o piattaforma che segue controlla versioni, licenze, parametri e benchmark, e verifica i numeri confrontandoli con i dati originali o con test indipendenti. Confronta le schede tecniche tra fornitori, parla con sviluppatori e amministratori di sistema, e tiene d'occhio le finestre di rilascio e le modifiche ai termini d'uso. Fuori dalla redazione gestisce self-hosting e reti domestiche, esperienza che le serve per capire come funzionano davvero i servizi che racconta. Non pubblica una notizia se la fonte primaria non è verificabile.

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