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Prezzi PJM +75%, Playmobil lascia la Germania e le pompe di calore crescono del 17%

Nel più grande mercato elettrico americano il prezzo all'ingrosso è salito del 75,5% su base annua nel primo trimestre 2026. Playmobil ha chiuso la produzione di personaggi in Germania e le vendite europee di pompe di calore sono cresciute del 17%. Tre dati che mostrano come i costi dell'energia ridisegnano dove può restare l'industria.

CongiunturaAnalisiDott. Elena RicciPubblicato: 27 settembre 20266 min di letturaFonti 3
Prezzi PJM +75%, Playmobil lascia la Germania e le pompe di calore crescono del 17%

I numeri arrivano dalle due sponde dell'Atlantico e raccontano la stessa storia sull'energia e sulla geografia industriale. Negli Stati Uniti orientali i prezzi all'ingrosso dell'energia nel mercato PJM Interconnection sono aumentati del 75,5% su base annua nel primo trimestre del 2026. In Baviera l'ultimo turno in una fabbrica Playmobil è già finito. In undici paesi europei le vendite residenziali di pompe di calore sono cresciute del 17% nello stesso trimestre.

Nessuno di questi dati è una previsione. Sono risultati comunicati per i primi tre mesi del 2026 e insieme delineano un anno in cui i costi dell'energia decidono quali fabbriche restano in funzione, quali impianti chiudono e cosa installano le famiglie quando gas e petrolio diventano inaffidabili.

Monitoring Analytics, il monitor ufficiale del mercato PJM, ha pubblicato i dati sui prezzi elettrici nel rapporto sullo stato del mercato del primo trimestre 2026. The Register, che ha ripreso il rapporto il 15 maggio 2026, scrive che il costo totale per megawattora all'ingrosso è passato da 77,78 dollari nei primi tre mesi del 2025 a 136,53 dollari nello stesso periodo di quest'anno. PJM serve tutti o parte di 13 stati e il District of Columbia.

Il monitor non ha usato mezzi termini. "La crescita del carico dei data center è la ragione principale delle condizioni recenti e attese del mercato della capacità, inclusa la crescita totale del carico previsto, lo stretto equilibrio tra domanda e offerta e i prezzi elevati", si legge nel rapporto. "Senza la crescita dei data center, sia reale sia prevista, il mercato della capacità non avrebbe visto le stesse condizioni di tensione tra domanda e offerta".

Il carico dei data center e chi paga

Il rimedio proposto dall'autorità di vigilanza è netto: i data center dovrebbero portarsi la propria produzione di energia. Chiede un'interconnessione rapida per i cosiddetti data center BYOP e, in alternativa, una coda che li colleghi solo quando esiste capacità adeguata. PJM, da parte sua, ha detto a The Register di essere "al lavoro con gli stati e le aziende membri per affrontare questi impatti sui consumatori su più fronti". Cita i tetti di mercato introdotti dopo l'asta 2025/2026, i progetti di espansione della rete e la riforma delle regole del mercato all'ingrosso. Monitoring Analytics non ha risposto alle domande.

Il caso PJM interessa l'Europa per il meccanismo, non per i megawatt. Il monitor si oppone a una proposta di asta una tantum di garanzia perché "sposterebbe in generale un rischio significativo su altri clienti PJM", una tentazione che secondo il rapporto "va respinta". Aggiunge: "Gli altri clienti PJM, residenziali, commerciali o industriali, non dovrebbero essere trattati come una fonte gratuita di assicurazione, di garanzia o di finanziamento per i data center".

È un argomento sui sussidi travestito da argomento di progettazione del mercato. E il rapporto avverte che il conto è già chiuso: "Gli impatti sui prezzi per i clienti sono stati molto grandi e non sono reversibili", afferma. E aggiunge che "saranno ancora maggiori nel breve periodo se i problemi legati al carico dei data center non verranno affrontati in tempi rapidi".

La pressione politica corre più veloce delle aste. L'asta di garanzia è stata richiesta dall'amministrazione Trump e dai governatori degli stati PJM. L'opinione pubblica non è allineata con l'espansione. The Register cita un sondaggio Gallup in cui il 71% degli intervistati si è detto contrario a progetti di data center nel proprio quartiere. Nello stesso articolo si legge che progetti in diversi stati sono stati abbandonati dopo le proteste locali sui prezzi dell'elettricità, il rumore, il degrado del paesaggio e i danni ambientali.

Playmobil: 350 posti di lavoro e un'epoca

In Germania la pressione sui costi ha già prodotto una decisione. Playmobil cessa tutta la produzione di personaggi nel suo paese d'origine e chiude lo stabilimento di Dietenhofen, in Baviera. Lo riporta Brussels Signal, che ha dato la notizia della chiusura il 24 giugno 2026. Circa 350 posti di lavoro sono coinvolti nello stabilimento, specializzato nella produzione dei personaggi di plastica. L'ultimo turno è terminato quella settimana, con i dipendenti rimasti in congedo retribuito in attesa della chiusura ufficiale alla fine di giugno.

Il gruppo Horst Brandstätter, proprietario del marchio Playmobil, ha confermato che la produzione viene consolidata negli impianti esistenti a Malta e nella Repubblica Ceca. L'azienda ha indicato come fattore decisivo il forte aumento dei costi di produzione in Germania. Cita gli alti prezzi dell'energia insieme ai salari elevati e ai costi accessori del lavoro. La dirigenza ha dichiarato che l'ambiente dei costi è diventato insostenibile per lo stampaggio a iniezione di plastica, un'attività ad alta intensità di manodopera. Le funzioni amministrative e logistiche restano in Germania. I personaggi no.

Brussels Signal osserva che i prezzi dell'elettricità per le famiglie tedesche restano tra i più alti al mondo, attualmente quinti a livello globale e secondi tra le grandi nazioni industriali. Indica anche il rapido abbandono del nucleare e del carbone senza alternative adeguate di carico di base, insieme alla burocrazia e alle pressioni salariali. Sono fattori che alcuni economisti descrivono come deindustrializzazione strisciante.

Il valore simbolico è difficile da non notare. Un giocattolo a lungo pubblicizzato come orgogliosamente "Made in Germany" sarà ora prodotto interamente fuori dal paese che l'ha creato. I sindacati hanno definito la mossa una "catastrofe" per la regione, mentre le associazioni imprenditoriali l'hanno trattata come l'ultimo esempio di un'impresa di medie dimensioni che delocalizza. Nessuna delle due reazioni cambia l'aritmetica che ha guidato la decisione.

Pompe di calore: 575.000 unità in un trimestre

Le famiglie, a differenza delle fabbriche, possono cambiare. Le vendite residenziali di pompe di calore sono cresciute del 17% su base annua in 11 paesi europei nel primo trimestre del 2026, secondo l'European Heat Pump Association, come riportato da pv magazine il 4 maggio 2026. Circa 575.000 unità sono state vendute da gennaio a marzo, contro 494.000 nello stesso periodo del 2025.

Francia, Germania e Polonia hanno registrato in media una crescita del 25% nel trimestre. Gli esperti nazionali citano l'aumento dei prezzi dell'energia e le preoccupazioni per l'insicurezza energetica. L'associazione ha legato il balzo a un forte aumento dei prezzi di gas e petrolio dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran il 2 marzo 2026. La media complessiva è stata trascinata verso il basso dall'Austria, dove le vendite sono calate del 30% per l'assenza di sussidi pubblici.

"Se il vostro servizio di streaming raddoppiasse il prezzo e poi bloccasse i film, ne cerchereste uno migliore", ha detto Paul Kenny, direttore generale dell'EHPA. "I consumatori hanno capito che le pompe di calore sono la soluzione quando gas e petrolio sono erratici nel prezzo e nell'approvvigionamento".

Kenny ha detto che la Commissione europea ha delineato misure per sostenere l'adozione delle pompe di calore nel suo piano per la crisi energetica, tra cui riduzioni di IVA e tasse e schemi di leasing sociale per le famiglie a basso reddito. Ha chiesto ai governi dell'UE di attuarle rapidamente.

Letti insieme, i tre dati descrivono una stretta con due vie d'uscita. L'industria che non può trasferirsi affronta l'intero costo di energia e gas, come ha fatto lo stabilimento bavarese di Playmobil. L'industria che può spostarsi lo fa, ed è per questo che la produzione è finita a Malta e nella Repubblica Ceca. Le famiglie, intanto, vengono spinte verso l'elettrificazione dai segnali di prezzo più che dalla politica climatica. È l'ordine di argomenti opposto a quello del consueto dibattito energetico europeo.

L'esperienza PJM aggiunge una terza via che nessuno pubblicizza: far assorbire il rischio agli altri clienti. Monitoring Analytics la definisce un trasferimento di ricchezza e dice che va respinta. Se i regolatori della Virginia siano d'accordo si deciderà nelle aste, non nei rapporti.

Un dettaglio del rapporto PJM merita attenzione perché è facile da saltare. Gli aggiornamenti programmati al software di commitment e dispacciamento del gestore di rete sono stati rinviati più volte senza una data di attuazione in calendario. "L'attuale offerta di capacità in PJM non è adeguata a soddisfare la domanda dei grandi carichi dei data center e non lo sarà nel futuro prevedibile", afferma il monitor.

È la stessa conclusione che l'industria tedesca trae sulla propria base energetica, e la stessa su cui le famiglie europee hanno agito questa primavera comprando pompe di calore. La differenza è che un gestore di rete può rinviare un aggiornamento. Una fabbrica non può rinviare una chiusura una volta finito l'ultimo turno.

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Fonti

3
  1. 01Datacenters slurping juice help drive 75% jump in PJM power pricesEN
  2. 02High energy prices force Playmobil to end production in GermanyEN
  3. 03Heat pump sales rise 17% across Europe in Q1 as energy prices surgeEN

Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.

I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.

Dott. Elena Ricci

Dott. Elena Ricci

Economia, business e mondo

Elena Ricci segue per FLASH24 economia, mondo e congiuntura, partendo dai dati grezzi di Eurostat, FMI e istituti nazionali, e non manda in pagina una cifra senza averla ricontrollata almeno due volte. Per la desk congiuntura confronta trimestre su trimestre i bilanci delle principali aziende tecnologiche e verifica le serie storiche su almeno due fonti indipendenti. Attende le pubblicazioni mensili di inflazione e ordini industriali, e nel frattempo sente analisti e uffici studi per capire dove sta andando il ciclo. Lo stesso interesse per i numeri delle big tech la porta a usare una cargo bike per gli spostamenti in città: peso, consumi e costi di gestione li misura come farebbe con un conto aziendale. Non pubblica stime non riconciliate con i documenti originali.

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