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Google chiede al tribunale UE di sospendere l'ordine sulla condivisione dei dati di ricerca

Google ha chiesto al Tribunale dell'UE di sospendere l'ordine della Commissione che la obbliga a condividere i dati di ricerca con i concorrenti, in attesa del ricorso [6][7]. Cybernews lo ha riportato il 2 ottobre, EU Today il 1 ottobre, dopo il deposito di lunedì 28 settembre [6][7][2].

TecnologiaNotiziaGiulia FerrariPubblicato: 5 novembre 20264 min di letturaFonti 39
Google chiede al tribunale UE di sospendere l'ordine sulla condivisione dei dati di ricerca

Google chiede ai giudici di sospendere l'ordine sui dati

Google ha chiesto al Tribunale dell'UE a Lussemburgo di sospendere l'ordine sui dati di ricerca mentre il ricorso principale è in corso [6][7].

Per i concorrenti la posta in gioco è l'accesso: motori di ricerca e chatbot AI ammissibili riceverebbero dati anonimizzati su query, clic e classifiche a partire da gennaio 2027 [6][7]. Non si sa ancora se il tribunale concederà la sospensione.

Google ha depositato due ricorsi presso lo stesso tribunale, il secondo più alto d'Europa, lunedì 28 settembre [2][3][10]. Quel giorno ha presentato entrambi i casi, impugnando insieme l'ordine su Android e quello sui dati di ricerca [1]. I casi riguardano due ordini adottati dalla Commissione europea nell'ambito del Digital Markets Act (DMA) [4]. La Commissione ha avviato a gennaio i procedimenti di specificazione e ha adottato misure vincolanti il 16 luglio [6]. I ricorsi inaspriscono lo scontro su quanto il DMA possa spingersi dentro i prodotti di Google [2][10]. Secondo il diritto UE, il ricorso al tribunale non sospende di per sé una decisione della Commissione, quindi le scadenze del 2027 restano valide salvo diversa decisione dei giudici [1].

Google sostiene che le misure di conformità pensate per aprire la concorrenza avrebbero un costo per la privacy e la sicurezza degli utenti [2][10].

Se gli ordini reggono, motori di ricerca e chatbot AI ammissibili otterranno dati anonimizzati su query, clic e classifiche da gennaio 2027 [6][7]. Gli assistenti concorrenti avranno inoltre lo stesso accesso a Android di Gemini entro agosto 2027 [1]. Il tribunale non ha indicato se concederà una sospensione. Non è chiaro nemmeno quanto severamente si applicheranno le regole di ammissibilità e di verifica.

Cosa ha ordinato Bruxelles

Da gennaio 2027 Google dovrà dare a motori di ricerca e chatbot AI ammissibili che offrono accesso alla ricerca i dati anonimizzati su classifiche, query, clic e visualizzazioni [6][7]. Le condizioni devono essere eque, ragionevoli e non discriminatorie, ai sensi dell'articolo 6(11) del DMA [6].

Entro agosto 2027 gli assistenti AI concorrenti dovranno avere lo stesso accesso di Gemini a 11 funzioni dei telefoni Android, tra cui l'attivazione vocale e la capacità di compiere azioni dentro le app [1]. La Commissione ha detto che gli utenti inizieranno a beneficiare delle modifiche ad Android da luglio 2027 [5][7]. Ha citato l'esempio di un assistente di terze parti attivato da un comando vocale come "Hey Google", oppure delegato a prenotare un taxi [4].

L'accesso non è aperto a chiunque [6]. Chi presenta domanda deve in genere avere almeno 50.000 utenti medi mensili nell'UE nell'anno precedente [6]. Deve inoltre accettare una verifica indipendente e trattare i dati nello Spazio economico europeo [6]. La Commissione può escludere i richiedenti che presentano rischi per la sicurezza pubblica [6]. Ha osservato che il 60% degli utenti di telefoni nell'UE usa un dispositivo Android [4]. Bruxelles vuole che i dati aiutino i concorrenti a migliorare i propri motori, comprese le alternative attente alla privacy [4]. I prodotti di AI generativa rispondono sempre più spesso direttamente alle domande invece di mandare gli utenti attraverso un elenco di risultati. Questo mette gli sviluppatori di AI e i motori di ricerca tradizionali in concorrenza diretta [6].

L'argomento sulla privacy contro le barriere all'ingresso

Oliver Bethell, senior director per la concorrenza di Google, ha detto che gli ordini costringerebbero l'azienda a condividere la cronologia privata delle ricerche senza un'anonimizzazione sufficiente e indebolirebbero la sicurezza di Android [2][11].

"Le persone usano Search per le domande più personali, dalle preoccupazioni mediche alle relazioni strette", ha detto Bethell [2][11]. "Obbligarci a condividere queste query personali senza garanzie adeguate causerebbe un danno irreversibile alla privacy degli utenti." [2][3][10]

La Commissione ha detto di aver preso atto del ricorso e che difenderà le proprie decisioni in tribunale, sostenendo che le misure proteggono i dati personali, l'integrità dei dispositivi e la sicurezza [11]. Ha anche detto che le sue misure di anonimizzazione sono state concepite con esperti di privacy [1]. Google può negare i dati a qualsiasi richiedente che rappresenti una seria minaccia per la sicurezza o la privacy [1].

DuckDuckGo, il cui motore di ricerca non traccia gli utenti, ha appoggiato la regolatrice [3][10][11]. Un portavoce ha detto che il quadro di anonimizzazione è solido e che un ricorso fa solo guadagnare tempo a Google [3][10][11].

L'esito definirà come il DMA si applica ai prodotti di AI. Google dice che gli ordini trattano la privacy come un pensiero secondario; la Commissione dice che le garanzie sono state previste fin dall'inizio [1][11].

Bruxelles sostiene che Google ha accumulato una quantità di informazioni di ricerca che i concorrenti non possono facilmente riprodurre. Questo crea una barriera sostanziale all'ingresso per i nuovi arrivati [6].

Lo scontro più ampio sul DMA

Il caso aggiunge un altro fronte a un rapporto difficile. A luglio la Commissione ha imposto a Google due multe DMA per un totale di 890.000.000 di euro [6]. Una riguardava il trattamento dei propri servizi nei risultati di ricerca, l'altra le restrizioni imposte agli sviluppatori di app che indirizzano gli utenti verso offerte alternative [6].

La disputa si è poi allargata quando il presidente Donald Trump ha minacciato un'indagine commerciale ai sensi della Sezione 301 in risposta alle sanzioni UE [6].

La vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen ha detto che le misure erano pensate per portare alternative a Google Search e Gemini e dare agli utenti UE maggiore scelta [4][5].

Cosa succede ora

La scadenza di gennaio 2027 per la condivisione dei dati e quelle del 2027 per Android restano valide salvo diverso ordine del tribunale [1].

La Commissione ha detto che le decisioni restano soggette a un controllo giudiziario indipendente [5]. La sentenza sulla sospensione deciderà se la scadenza di gennaio 2027 regge.

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Fonti

39
  1. 01Google takes EU to court over orders to share search data with AI rivalsEN
  2. 02Google challenges EU orders to open up to AI, search-engine rivalsEN
  3. 03Google Challenges EU Orders Requiring It To Share Search Data With AI RivalsEN
  4. 04EU Orders Google to Open Android to AI Rivals and to Share Search DataEN
  5. 05Google takes European Union to court; says no to sharing search data with OpenAI and other AI rivalsEN
  6. 06Google Takes EU to Court Over Search Data Access for AI RivalsEN
  7. 07Google takes EU to court over data access for search engine and AI competitorsEN
  8. 08Google challenges EU orders to open up to AI, search engine rivalsEN
  9. 09Google challenges EU orders to open up to AI, search-engine rivalsEN
  10. 10Google Takes EU Data-Sharing Orders to Court in Escalating DMA FightEN
  11. 11Google seeks EU court halt to search-data sharing orderEN
  12. 12Google Challenges US Order to Share Search Data With CompetitorsEN
  13. 13Google Is Forcing AI Overviews in Classrooms. Schools Are Searching for a Way OutEN
  14. 14Google responds to political backlash over removing search from schools that ban AIEN
  15. 15Google will spend $15B on data centres in Malaysia over two yearsEN
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  39. 39The Results Are In: Voters Hate Data CentersEN

Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.

I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.

Giulia Ferrari

Giulia Ferrari

IA, modelli e tecnologie

Giulia Ferrari scrive di tecnologia, IA e modelli e media e internet per FLASH24, partendo da dataset pubblici, preprint e registri di versioni dei modelli. Controlla ogni numero confrontando benchmark dichiarati e risultati riproducibili, e scarta le stime senza fonte. Segue le audizioni in calendario, parla con ricercatori e ingegneri, e mette a confronto release e changelog prima di pubblicare. Fuori dalla redazione smonta stampanti 3D, recupera vecchi computer e studia come i modelli imparano dai rifiuti del web. Non pubblica un dato se non può ricostruirne il percorso.

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