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Bruxelles vuole chiudere lo scappatoio delle ibride plug-in nei dazi sulle auto cinesi

I negoziatori commerciali dell'UE volano in Cina il 7 ottobre per due giorni di colloqui per frenare le esportazioni cinesi di ibride, riferisce The Guardian. Bruxelles vuole chiudere lo scappatoio delle plug-in lasciato dai dazi del 2024: nella prima metà del 2026 i marchi cinesi hanno conquistato il 28,3% del mercato europeo delle ibride plug-in [1].

AutoAnalisiMarco BianchiPubblicato: 5 novembre 20265 min di letturaFonti 40
Bruxelles vuole chiudere lo scappatoio delle ibride plug-in nei dazi sulle auto cinesi

Bruxelles vuole chiudere il divario sulle ibride

Il commissario al commercio Maroš Šefčovič e la sua squadra volano in Cina mercoledì 7 ottobre. I colloqui dovrebbero iniziare il giorno dopo e proseguire fino a tarda sera venerdì [4].

L'obiettivo dichiarato sono risultati "tangibili, significativi e misurabili" prima che i leader dell'UE si riuniscano a Bruxelles il giovedì successivo, con la Cina in cima all'agenda [4]. Al centro c'è un progetto pilota di "proof of concept" su un solo settore, probabilmente l'auto, da estendere poi ad altri comparti [4]. Bruxelles ha già chiesto a Pechino di limitare volontariamente le esportazioni di ibride. Ha avvertito che, in caso contrario, potrebbero seguire salvaguardie, comprese le quote [4]. The Guardian ha riferito che la risposta cinese non era nota [4].

L'incontro di ottobre è quindi il primo banco di prova per capire se i limiti volontari possono fare il lavoro dei dazi.

Perché le plug-in sono diventate lo scappatoio

I dazi compensativi dell'UE sulle auto elettriche a batteria cinesi sono entrati in vigore il 31 ottobre 2024, in aggiunta al dazio standard del 10% del blocco [5].

Le aliquote variano da produttore a produttore. BYD paga un 17% aggiuntivo, per un totale del 27%. Geely paga il 18,8% per un totale del 28,8%. SAIC, la capogruppo di MG, paga il 35,3% per un totale del 45,3% [5]. Le ibride plug-in sono rimaste fuori dal provvedimento: pagano solo il dazio standard del 10% e sono esenti dai dazi compensativi [5]. I costruttori cinesi si sono infilati subito in quello spazio. A maggio 2026 BYD è diventata per la prima volta il marchio PHEV più venduto in Germania, con 4.290 nuove immatricolazioni [5].

L'Atto 2 DM-i ne ha totalizzate 2.113, seguita dalla Seal U DM-i e dalla Seal 6 DM-i Touring [5].

Circa il 70% delle immatricolazioni tedesche di BYD in quel mese riguardava ibride plug-in, contro il 30% di elettriche a batteria [5]. Electrive ha osservato che i dati riguardano un solo costruttore in un solo mercato, ma indicano probabilmente una tendenza europea più ampia [5].

Il cambio di mercato in cifre

Il risultato si vede a livello europeo. Nella prima metà del 2026 i marchi cinesi hanno preso il 28,3% del mercato europeo delle PHEV [1].

Le tre ibride plug-in più vendute del continente sono state la BYD Seal U, la BYD Atto 2 e la Jaecoo 7, secondo Yahoo Finance [1]. La Volkswagen Tiguan PHEV, fino all'anno scorso la plug-in più venduta in Europa, è scesa al quarto posto [1]. I marchi cinesi di auto elettriche hanno raddoppiato la loro quota di mercato UE nell'anno successivo ai dazi del 2024, in parte quadruplicando le esportazioni di PHEV, secondo Merics [2]. Tra il 2024 e il 2025 le esportazioni cinesi di auto verso l'Europa sono cresciute del 26% fino a quasi 1.200.000 veicoli, e le importazioni di ibride cinesi sono balzate del 155%, secondo l'Atlantic Council [3].

Merics giudica il bilancio dei dazi misto: positivo sul fronte della compensazione dei sussidi, un fallimento sul contenimento del flusso di auto [2]. I dazi prodotto per prodotto hanno spostato il commercio invece di fermarlo [3].

Perché Volkswagen ha cambiato tono

Ora Volkswagen vuole che Bruxelles acceleri. Durante la call del gruppo sui risultati del primo semestre, a luglio 2026, l'amministratore delegato Oliver Blume ha detto che l'UE non ha tempo da perdere e deve alzare subito i dazi sulle ibride plug-in costruite in Cina [1].

È una inversione di rotta, in un certo senso. Nell'ottobre 2024 Volkswagen aveva fatto pressioni sulla Germania perché votasse contro i dazi UE sulle auto elettriche cinesi, e la Germania è stata uno dei cinque Stati membri a respingere il provvedimento [1]. L'agenzia polacca PAP, nel riportare il voto, ha indicato gli altri quattro in Ungheria, Malta, Slovenia e Slovacchia [8]. All'epoca i vertici di Volkswagen avevano definito i dazi "l'approccio sbagliato" [8]. I dazi del 2024 andavano dal 7,8% al 35,3%, a seconda del produttore e della collaborazione o meno della società all'inchiesta [8].

Blume è stato preciso su dove sta il danno. Il problema, per usare le sue parole, è "con le ibride plug-in" [1].

Cosa succede ora

I colloqui di Pechino dovrebbero iniziare l'8 ottobre e proseguire fino a tarda sera venerdì 9 ottobre [4]. I leader dell'UE si riuniscono a Bruxelles il giovedì successivo, con la Cina in cima all'agenda [4].

Un secondo binario è già in movimento. La Commissione europea intende imporre dazi compensativi sui veicoli ibridi cinesi, secondo un articolo di Handelsblatt citato da electrive [5]. Quei dazi sarebbero specifici per produttore e probabilmente inferiori in media a quelli sulle auto elettriche a batteria, perché la batteria pesa meno sul valore di una PHEV [5]. Electrive ha osservato che la Commissione aveva negato l'intenzione di imporre dazi sulle ibride ancora a gennaio [5]. I capi di Stato e di governo avrebbero dovuto votare il provvedimento in un vertice UE, con esito ignoto al momento di quel servizio [5].

Nessuna delle due parti ha detto pubblicamente se i colloqui fermeranno quel piano sui dazi.

La posta in gioco sulle emissioni

C'è un secondo motivo per cui Volkswagen tiene a questo segmento. Secondo le regole UE sulla CO2 delle flotte, le emissioni ufficiali di una ibrida plug-in usano un fattore di utilità che presuppone che gli automobilisti percorrano gran parte dei chilometri in solo elettrico [1].

I dati reali del Centro comune di ricerca dell'UE hanno mostrato più volte che molti proprietari di PHEV ricaricano molto meno spesso di quanto ipotizzi la formula [1]. Le auto consumano quindi più benzina nell'uso quotidiano di quanto dicano i numeri dell'omologazione. Nulla di tutto ciò cambia quello che conta sulla carta: i costruttori continuano a mettere in conto il dato favorevole di laboratorio nella media di flotta, comunque venga guidata l'auto [1]. Perdere il segmento a favore dei marchi cinesi costa a Volkswagen quel margine di conformità su cui contava per tenere la media sotto la soglia [1].

Le plug-in cinesi a basso prezzo erano, in questo senso, un problema commerciale e normativo insieme [1].

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Fonti

40
  1. 01EU negotiators head to China hoping to curb cheap imports of hybrid electric carsEN
  2. 02Volkswagen Fought EU Tariffs On Chinese Cars In 2024. Now Its Own Best-Seller Got Smoked By A Brand Called Jaecoo, And VW Wants Tariffs YesterdayEN
  3. 03EU plans additional tariffs on Chinese PHEVsEN
  4. 04EV tariffs + EU-China policy at an inflection point + Exports to ChinaEN
  5. 05Europe has had enough of China's export surgeEN
  6. 06EU agrees to impose tariffs on Chinese electric carsEN
  7. 07UK is prepared to align with EU tariffs on Chinese EVs, minister indicates - POLITICO.euEN
  8. 08U.S. Automakers Push Congress to Legislate Permanent Ban on Chinese Cars - BigGo FinanceEN
  9. 09Britain set to levy tariffs on Chinese electric cars, The Times reportsEN
  10. 10EU Imposes Tariffs on Chinese Electric Cars, Sparking Trade TensionsEN
  11. 11Britain set to levy tariffs on Chinese electric cars: ReportEN
  12. 12Chinese electric cars could face 'end of easy ride' as UK 'reviews' tariffs under EU dealEN
  13. 13UK weighs tariffs on Chinese EVs amid ‘dumping’ concerns: ReportEN
  14. 14China Truck Sales Now Majority Electric. What’s Next?EN
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Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.

I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.

Marco Bianchi

Marco Bianchi

Sport, auto e viaggi

Marco Bianchi si occupa di sport, auto e viaggi per FLASH24, lavorando su dati ufficiali, comunicati di squadre e costruttori e calendari federali, senza lasciar passare numeri non verificati. Per lo sport confronta statistiche di campionato con i referti e ricontrolla gli episodi VAR prima di pubblicare. Su auto e viaggi attende i listini e le prove su strada, parla con concessionari e uffici stampa e compara allestimenti e consumi dichiarati. Fuori dalla redazione segue le statistiche di campionato, le polemiche sul VAR e il basket amatoriale, spesso con lo stesso metodo applicato agli articoli. Non pubblica una classifica o un dato di gara senza averlo verificato almeno due volte.

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