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La Cina minaccia contromisure se il Regno Unito limiterà le auto elettriche cinesi

Il ministero del Commercio cinese ha annunciato il 19 ottobre che adotterà «ferme contromisure» se la Gran Bretagna limiterà le auto elettriche cinesi. La reazione arriva dopo che il ministro del Commercio britannico Anas Sarwar ha detto che Londra e Bruxelles devono agire «in lockstep», cioè di pari passo.

AutoAnalisiMarco BianchiPubblicato: 5 novembre 20264 min di letturaFonti 37
La Cina minaccia contromisure se il Regno Unito limiterà le auto elettriche cinesi

Il ministero ha pubblicato la dichiarazione sul proprio sito come risposta di un portavoce alla domanda di un giornalista. Ha esortato la Gran Bretagna a rispettare le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio, a «pensarci due volte prima di agire e a non ballare al ritmo dell'UE», e ha detto che la Cina seguirà «da vicino» le mosse britanniche.

L'ambasciata cinese a Londra si è detta «fermamente contraria a qualsiasi pratica discriminatoria che comporti aumenti dei dazi o misure restrittive sui prodotti cinesi» e ha espresso «seria preoccupazione» al governo britannico. Secondo l'ambasciata, il protezionismo commerciale va contro le regole dell'OMC e i principi del mercato.

L'avvertimento è arrivato dopo le dichiarazioni del ministro del Commercio Anas Sarwar il 15 ottobre al German-British Business Summit alla Mansion House di Londra. A Politico ha detto che Gran Bretagna e UE devono «lavorare insieme e agire di pari passo» per affrontare il dominio cinese nella costruzione di automobili. Alla domanda se Londra stesse valutando dazi sulle auto elettriche cinesi, ha risposto che i colloqui con i partner europei proseguono, senza indicare un'aliquota né un calendario.

Downing Street ha fatto sapere che «accoglierebbe con favore l'obiettivo di includere il Regno Unito nell'Industrial Accelerator Act», dopo che la Francia ha ritirato la propria opposizione all'ingresso britannico nel programma. Alla domanda se Londra accettasse di dover imporre dazi sulle auto cinesi per parteciparvi, un portavoce ha risposto che è «prematuro fare ipotesi» sulle condizioni di un eventuale accordo. Lo stesso portavoce ha aggiunto che il Regno Unito «tiene tutti i dazi sotto esame» e lavora con il settore automobilistico britannico.

La condizione dell'UE

L'Industrial Accelerator Act, chiamato anche Made in Europe, riserverebbe alcuni appalti pubblici e sussidi ai prodotti con il 70% del contenuto proveniente dall'interno del blocco. Una proposta franco-tedesca presentata nella notte del 15 ottobre ammetterebbe i partner europei che facevano parte del mercato unico al 1° gennaio 2020, citando il Regno Unito e la Norvegia. La condizione è l'allineamento dinamico alle misure di difesa commerciale dell'UE: il Regno Unito seguirebbe le future modifiche europee invece di fissare un'aliquota una volta per tutte.

Allinearsi significherebbe adottare i dazi che l'UE ha stabilito nel 2024. Nell'ottobre 2024 l'UE ha imposto dazi compensativi definitivi sui veicoli elettrici a batteria cinesi per cinque anni, con aliquote dal 7,8% al 35,3%. Con il dazio standard del 10% all'importazione, l'aliquota complessiva massima arriva al 45,3%, più di quattro volte il 10% che la Gran Bretagna applica ancora alle auto di fabbricazione cinese di ogni tipo. Nel 2024 Londra non ha seguito l'UE e resta il più grande mercato europeo senza dazi aggiuntivi sulle auto elettriche cinesi.

Cosa toccherebbero i dazi

Secondo un conteggio sui dati SMMT per marca, a settembre i marchi cinesi hanno rappresentato 81.776 delle 350.536 auto immatricolate nel Regno Unito, il 23,3%, contro il 12,4% di un anno prima. La ripartizione SMMT indica BYD seconda tra tutti i marchi con 20.129 immatricolazioni, in crescita dell'80%, e il gruppo Chery terzo con 32.823 tra Chery, Jaecoo, Omoda e Lepas, in crescita del 171%. MG ne ha aggiunte 18.026. I tre maggiori gruppi cinesi da soli hanno immatricolato quasi 71.000 auto in un mese in cui l'intero mercato è cresciuto del 12,1%.

Circa l'80% delle auto prodotte nel Regno Unito viene esportato, più della metà verso l'UE e il 6% verso la Cina. Il Guardian ha scritto che i dazi potrebbero danneggiare i costruttori britannici che vendono in Cina se la disputa si inasprisce.

La preparazione britannica e il rischio JLR

Il Times ha riferito il 4 ottobre che il ministro del Commercio Jonathan Reynolds stava preparando un pacchetto di possibili dazi e che i ministri erano pronti a pareggiare il dazio UE fino al 45%. Reuters ha ripreso la notizia il 5 ottobre. Un portavoce del governo ha detto a Reuters che nessun dazio era stato imposto e che l'esecutivo continuava a confrontarsi strettamente con il settore. Nessuna aliquota è stata pubblicata.

Secondo il Times, i funzionari britannici temevano ritorsioni cinesi contro Jaguar Land Rover, ma giudicavano molto più dannose le conseguenze di un'esclusione da Made in Europe. La Cina non ha indicato obiettivi per eventuali contromisure.

A settembre Reynolds aveva sostenuto la posizione opposta, dicendo a Politico che il settore britannico è «orientato all'esportazione» e che «bisogna sempre tenere conto di possibili ritorsioni se si impongono dazi». Alla fine di settembre ha detto che la questione dei dazi era sotto esame «più da vicino di molte altre» e che parti diverse del settore chiedevano cose diverse.

Secondo Univest, le vendite all'ingrosso di JLR in Cina sono scese del 46% a 6.100 veicoli nel trimestre, mentre quelle del gruppo sono salite del 24,5% a 82.400. I volumi al dettaglio sono calati di circa il 7,5% a 79.000, il che, secondo Univest, significa che l'aumento delle vendite all'ingrosso rifletteva un ricostituimento delle scorte.

Ola Källenius, amministratore delegato di Mercedes-Benz e presidente dell'ACEA, l'associazione europea dei costruttori di auto, ha detto che escludere il Regno Unito dalla legge sarebbe una «scelta deliberata» dei leader UE per «danneggiare» l'industria automobilistica in tutto il blocco.

Cosa succede ora

I legislatori UE dovrebbero finalizzare l'Industrial Accelerator Act entro la fine dell'anno o all'inizio del 2027. Gli eurodeputati hanno già presentato 5.100 emendamenti. Segue una scadenza separata il 1° gennaio 2027, quando le regole più severe sull'origine delle batterie previste dall'accordo commerciale tra Regno Unito e UE imporrebbero un dazio del 10% sulla maggior parte delle auto elettriche scambiate tra le due parti, salvo rinvio. Londra sta lavorando con la Commissione europea per evitarlo.

Prima di allora, la Commissione europea prevede dal dicembre 2026 un tetto annuo di 350.000 veicoli ibridi cinesi, riducendo la quota cinese del mercato UE delle auto ibride passeggeri dal 6% al 3%. Nessuna aliquota, calendario o decisione britannica è stata pubblicata.

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Fonti

37
  1. 01No 10 leaves option open to impose Chinese EV tariffs if UK joins EU scheme - The GuardianEN
  2. 02Retaliation Threatened if the UK Joins EU Tariffs on Chinese Electric VehiclesEN
  3. 03China Tells UK to 'Think Twice' Before Following EU on EV TariffsEN
  4. 04China warns UK against following EU on EV restrictions, vows retaliationEN
  5. 05Britain set to levy tariffs on Chinese electric cars, The Times reportsEN
  6. 06UK mulls levies on Chinese EVsEN
  7. 07UK Chinese EV Tariff Plan: A Double-Edged Sword for Tata MotorsEN
  8. 08Britain to keep tariffs on Chinese EVs 'under review,' UK business chief saysEN
  9. 09China threatens retaliation if UK follows the EU on tariffsEN
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Tutti i numeri e le citazioni di questo testo provengono dalle fonti elencate sotto.

I contenuti sono stati preparati dalla redazione con il supporto dell'IA.

Marco Bianchi

Marco Bianchi

Sport, auto e viaggi

Marco Bianchi si occupa di sport, auto e viaggi per FLASH24, lavorando su dati ufficiali, comunicati di squadre e costruttori e calendari federali, senza lasciar passare numeri non verificati. Per lo sport confronta statistiche di campionato con i referti e ricontrolla gli episodi VAR prima di pubblicare. Su auto e viaggi attende i listini e le prove su strada, parla con concessionari e uffici stampa e compara allestimenti e consumi dichiarati. Fuori dalla redazione segue le statistiche di campionato, le polemiche sul VAR e il basket amatoriale, spesso con lo stesso metodo applicato agli articoli. Non pubblica una classifica o un dato di gara senza averlo verificato almeno due volte.

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